
Partiamo dalle cose importanti: che niente è più commovente di un popolo che si ribella all’oppressione e all’oscurantismo di un regime totalitario, tanto più se è un popolo giovane e desideroso di libertà come quello iraniano.
E che niente è più giusto e bello di vedere che chi vive in una democrazia, come noi, resta al fianco di un popolo oppresso che si ribella, come in Iran.
Molto meno belle, invece, sono le lezioncine di democrazia che tocca sorbirsi a casa nostra.
L’accusa, nemmeno troppo malcelata, che dall’estrema destra viene rivolta “ai sinistri” – generico appellativo dedicato a chi non si genuflette di fronte a Meloni e Trump – è quella di non gioire abbastanza per la liberazione del popolo venezuelano e di non sostenere abbastanza la ribellione dei giovani iraniani contro il regime degli ayatollah.
Sgombriamo il campo dagli equivoci, almeno per quanto ci riguarda.
La speranza del popolo venezuelano per un futuro migliore, dopo il blitz americano e la cattura di Maduro, è una bellissima cosa.
Ma sostenere quella speranza non vuol dire applaudire Trump e la sua allergia al diritto internazionale.
Sostenere quella speranza vuol dire chiedere con forza che la sovranità del Venezuela passi ai venezuelani. Permettere loro di scegliere chi li governerà. E lasciare loro, ad esempio, la scelta su chi debba essere l’acquirente del loro petrolio.
Lo stesso vale per l’Iran.
Sostenere i giovani iraniani, il loro bisogno di libertà e la loro lotta alla teocrazia è buono e giusto.
Ma non equivale a spianare la strada a un intervento militare americano e israeliano, con l’obiettivo di insediare un governo “amico” che rompa le alleanze con Russia e Cina, e abbandoni i palestinesi al loro destino. Vuol dire, di nuovo, augurarsi che il popolo iraniano possa realmente autodeterminarsi, attraverso libere elezioni e libera scelta del proprio spazio geopolitico di riferimento.
Saremo sospettosi noi, ma dietro le lezioncine di democrazia di questi giorni, e dietro il rinnovato entusiasmo per le libertà e i diritti di chi, in Occidente, fa di tutto per comprimerli, vediamo solo il disegno ipocrita di chi, riempiendosi la bocca di belle parole, vuole solo spostare gli equilibri geopolitici in chiave pro-Usa e anti-Cina.
Del resto, i cantori della libertà venezuelana e della ribellione iraniana sono gli stessi che ci dicono che a Gaza non sia in corso nessun massacro. Gli stessi secondo cui Renee Nicole Good a Minneapolis è stata uccisa per legittima difesa. Gli stessi che chiedono meno libertà e meno diritti per le donne o per gli omosessuali. Gli stessi che ci dicono che i decreti sicurezza e la criminalizzazione di chi protesta contro il governo siano cosa buona e giusta. Gli stessi per cui lo spionaggio illegale di giornalisti, imprenditori, collaboratori delle forze di opposizione è roba di poco conto, in una democrazia.
La questione, a ben vedere, va ribaltata: come può applaudire alla speranza democratica in Venezuela e Iran, chi è indifferente, o peggio ancora sostiene l’erosione di democrazia e libertà in Occidente?