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Neonata subisce gravi danni cerebrali al parto, l’Ausl di Reggio Emilia condannata a un maxi risarcimento

L’Azienda sanitaria locale di Reggio Emilia è stata condannata a risarcire con circa 2 milioni e 450mila euro, oltre a interessi e spese legali, una bambina e la sua famiglia per un caso di malasanità risalente al 2017. La piccola riportò gravissimi danni neurologici durante il parto.
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La Corte d’Appello di Bologna ha condannato l’Azienda sanitaria locale di Reggio Emilia a risarcire con circa 2 milioni e 450mila euro, oltre a interessi e spese legali, una bambina e la sua famiglia per un caso di malasanità risalente al 2017. I giudici della seconda sezione civile – Salvadori, Giuliani e Benini – hanno confermato la responsabilità medica per i gravissimi danni neurologici riportati dalla piccola alla nascita.

La vicenda clinica, ricostruita nella sentenza menzionata dal Corriere della Sera in un articolo di Vincenzo Brunelli, evidenzia una condotta definita imprudente da parte del personale sanitario. Secondo i magistrati, l'induzione del parto venne avviata senza effettuare i necessari accertamenti preliminari, tra cui esami ematochimici, nefrologici, ecografici ed elettrocardiogramma. La bambina venne nacque con una paralisi cerebrale infantile causata da una severa asfissia e con un'aspettativa di vita ridotta tra i 20 e i 30 anni, rendendo necessario l'immediato trasferimento nel reparto di terapia intensiva neonatale per un'insufficienza acuta multiorgano.

I periti del tribunale hanno stabilito che il quadro clinico presentava un rischio ostetrico elevato, con parametri strumentali complessivamente preoccupanti. Di fronte a tali segnali, i medici avrebbero dovuto abbandonare la scelta dell'induzione per procedere tempestivamente con un parto cesareo. La decisione di non optare per l'intervento chirurgico ha configurato, per i giudici, una responsabilità diretta dei sanitari: una condotta guidata dalla normale prudenza avrebbe evitato l'encefalopatia fetale, giudicata un esito prevedibile e prevedibile. Da qui la decisione di condannare l'Azienda Sanitaria di Reggio Emilia a versare il maxi risarcimento alla famiglia e alla bambina, che oggi ha 9 anni.

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