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Morto Stefano Gheller, aveva ottenuto l’okay al suicidio assistito: “Volevo solo decidere quando morire”

Il 51enne, affetto da una grave forma di distrofia muscolare, è deceduto all’ospedale di Bassano dopo giorni di ricovero. “Non ho alcuna paura della morte – aveva detto qualche tempo fa – ma della sofferenza che la precede”.
A cura di Biagio Chiariello
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Stefano Gheller, 51 anni di Cassola nel Vicentino, è morto nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio: era affetto da una grave forma di distrofia muscolare ‘facio-scapolo-omerale' ed era stato il primo ad aver ottenuto dalla sanità veneta l'autorizzazione al suicidio assistito.

L’aggravarsi delle sue condizioni di salute lo aveva costretto al ricovero all'ospedale di Bassano del Grappa da diversi giorni. Già nel dicembre scorso era stato ricoverato in pneumologia al San Bassiano con un quadro clinico aggravato da una polmonite. Alla fine il suo corpo non ha retto.

"Non ho alcuna paura della morte – aveva detto qualche tempo fa – ma della sofferenza che la precede”.

Gheller, gli ultimi 35 anni della sua vita passati attaccato a un ventilatore, aveva sempre detto di non voler morire, ma di poter decidere quando lasciare la sua vita nel momento qualora il dolore fosse diventato insopportabile.

Stefano Gheller
Stefano Gheller

Una battaglia portata avanti anche e soprattutto per la sorella Cristina, affetta dalla sua stessa malattia (distrofia muscolare ‘facio-scapolo-omerale'), così come era già stato per sua madre, e anche lei in carrozzina.

“Ci penso tutti i giorni… Può sembrare angosciante, ma devo dire che l’idea non mi terrorizza più di tanto. Immagino che probabilmente mi sentirò sollevato all’idea di non fare più così tanta fatica. E non avrò rimpianti. Mi dispiacerà soltanto di lasciare mia sorella, perché anche lei è malata e soffre quanto soffro io” aveva dichiarato l’uomo. “Non desidero morire in questo istante, ma voglio avere il diritto di farlo appena sentirò che è arrivato il momento. La richiesta serve a questo: a fare in modo che tutto sia pronto e nessuno abbia modo di impedirmi di andare fino in fondo. In queste condizioni è sempre più difficile andare avanti. Vivo su una sedia a rotelle da quando avevo 15 anni, sono attaccato a un respiratore 24 ore su 24. Quando la mattina mi sveglio, so che potrei morire soffocato dal cibo o da un sorso d’acqua” le sue parole nel 2022.

Un diritto costituzionale che gli era stato riconosciuto nell’ottobre 2022. L'Ulss 7 Pedemontana si era attivata per garantirglielo anche a nome di altri malati nelle sue condizioni. "La notizia che potrò porre fine alla mia esistenza quando la sofferenza diventerà insopportabile mi ha fatto amare ancora di più la vita", commentava.

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