Miriam De Giovanni, 25 anni (Facebook).
in foto: Miriam De Giovanni, 25 anni (Facebook).

Aveva una malattia ereditaria che non le è stata diagnosticata e probabilmente, se se ne fossero accorti prima, si sarebbe potuta salvare. È questa la denuncia che la famiglia di Miriam De Giovanni ha avanzato nei confronti dell'Ausl di Venezia. La ragazza, infatti, morta lo scorso 29 ottobre per una embolia polmonare massiva dopo essere stata dimessa qualche ora prima dall'ospedale Civile dove era stata ricoverata, era affetta da deficit di antitrombina terza, una patologia congenita, che, stando a quanto riporta Il Gazzettino, non è stata presa subito in considerazione come causa del suo malessere. Il che ha ritardato l'esatta diagnosi che avrebbe anche potuto salvarle la vita.

Almeno, è questo il nocciolo della consulenza firmata dal medico legale Gianni Barbuti e dallo specialista anatomopatologo Bruno Murer incaricati dagli avvocati Augusto Palese e Niccolò Bullo, legali della famiglia di Miriam, di capire cosa sia successo. I due esperti chiudono la loro relazione parlando di una "pacifica sussistenza di responsabilità medica in capo alla struttura sanitaria che ebbe in cura Miriam", a causa di una "condotta caratterizzata da orientamento errato, con conseguente ritardo diagnostico e terapeutico, che ha portato al decesso della paziente". Dunque, quando la 25enne è arrivata al pronto soccorso con febbre alta, malessere, fiacchezza e crisi respiratoria, questi sintomi non sarebbero stati letti alla luce della patologia ereditaria da cui era affetta. Questo orientamento errato avrebbe causato un ritardo diagnostico e terapeutico che ha portato alla morte repentina della giovane. La relazione sarà presto in mano all’azienda sanitaria, con gli esperti si dicono disponibili a una verifica collegiale. Intanto, la famiglia di Miriam, residente sestiere di Cannaregio, vuole che venga fatta luce sulla morte della ragazza, affinché casi del genere non si verifichino più.