Da alcune settimane in Libia sarebbe all'opera un nuovo gruppo armato e composto da centina di uomini  che si starebbe impegnando con tutti i mezzi a bloccare i barconi dei migranti in partenza verso le coste italiane. A rivelarlo sono alcuni testimoni locali ascoltati dall'agenzia di stampa Reuters. Secondo il loro racconto, ci sarebbe proprio questo gruppo paramilitare, appoggiato dal Governo di Tripoli e  denominato Brigata 48,  dietro al netto calo di arrivi di migranti registrato in Italia nei mesi di luglio e agosto, oltre all’intensificarsi dell’attività da parte della Guardia Costiera libico dopo l'accordo con l'Italiaa.

Sempre secondo le stesse testimonianze, il gruppo sarebbe formato sia da civili, sia da poliziotti e membri dell’esercito, probabilmente assoldati come contractor, e sarebbe guidato da un non meglio precisato ex boss di una organizzazione criminale locale. Il gruppo opererebbe sul territorio con il benestare delle autorità di polizia libiche controllando le spiagge per impedire le partenze delle imbarcazioni verso le coste italiane ma avrebbe preso anche il controllo di un centro di detenzione precedentemente in mano ai trafficanti nella città di Sabratha, a ovest di Tripoli. Secondo le rivelazioni, la struttura sarebbe usata per rinchiudere i migranti bloccati che dunque sarebbero detenuti senza alcuna ufficialità.

La notizia del blocco delle partenze dalla città, precedentemente ritenuta uno dei punti principali delle partenze dei barconi carichi di migranti verso la Penisola, viene confermata anche da Flavio di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni. "I migranti arrivati in Sicilia in questi giorni hanno spiegato che è molto difficile partire da Sabratha. Ci sono persone che fermano le barche prima che prendano il largo", ha spiegato il rappresentante dell'Oim. Secondo le fonti locali, vista l'intesa attività potrebbe essere proprio il governo di Tripoli a finanziare e supportare il gruppo armato  per rispettare il patto con l'Italia per il contrasto all’immigrazione.