Mense scolastiche, ritardi e costi fino a 1.400 euro l’anno: bimbi usati come leva per far pagare le famiglie

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Nelle mense scolastiche ritardi, costi elevati e scarsa igiene. A Fanpage.it Adriana Bizzarri di Cittadinanzattiva chiede un servizio universale: “Gratuito almeno per le fasce protette”

Fanpage.it sta raccogliendo testimonianze sui ritardi e i disservizi delle mense nelle scuole. Se anche tu hai una storia da segnalare puoi inviare foto e video all'indirizzo segnalazioni@fanpage.it, oppure puoi raccontare l'accaduto alla redazione cliccando qui.

Sfasamenti tra la ripresa della scuola e l'inizio del servizio, tariffe disomogenee e in costante crescita. Sono alcuni dei principali problemi che caratterizzano le mense del sistema scolastico italiano. A fare la differenza in questo caso più che mai è il luogo in cui si è nati: le grandi città spesso hanno servizi migliori, sia per quanto riguarda il cibo che le infrastrutture, mentre pagano il prezzo più alto i bimbi delle province d'Italia.

"Quando le famiglie non pagano, i Comuni usano questa leva terrificante per obbligarle: fanno uscire prima i bambini, oppure danno pasti molto ridotti tipo la bruschetta con l'olio, come fece un sindaco un po' di tempo fa. Insomma, cose terribili. Quest'anno non ci sono ancora arrivate segnalazioni in tal senso ma restiamo vigili". Fa il punto con Fanpage.it Adriana Bizzarri, responsabile Scuola di Cittadinanzattiva, la onlus che promuove l'attivismo dei cittadini. Proprio grazie al monitoraggio diretto e alla raccolta di testimonianze di famiglie ed enti, si occupa di indagare il funzionamento delle refezioni scolastiche, un servizio fondamentale per tantissimi bambini ma non sempre rispettoso delle loro reali esigenze.

I ritardi del servizio mensa: "Quando va bene inizia una settimana dopo le lezioni"

"Da un primo monitoraggio delle segnalazioni che ci sono arrivate quest'anno, c'è come sempre un po' di ritardo tra l'inizio della scuola e l'avvio del sistema delle mensa – spiega Bizzarri – Quest'anno parliamo di circa una settimana di scarto tra l'inizio delle elezioni e quello della ristorazione. In generale va meglio, ma accade soprattutto nelle grandi città rispetto ai piccoli centri. C'è ancora un gap tra le città più grandi e le altre".

Ogni Comune gestisce da sé il proprio servizio mensa, decidendo menù e tariffe in maniera autonoma. Questo comporta una grande disomogeneità anche tra città vicine. "Le tariffe sono completamente diverse tra tutte e 110 le province che monitoriamo, anche se si trovano nella medesima regione". La frammentazione non va a favore delle famiglie che versano in maggiori difficoltà.

Tariffe a macchia di leopardo

Per la scuola dell'infanzia la tariffa media è di 4,34 euro a pasto (pari a 87 euro al mese, 781 all'anno), ma molto cambia in base alla scuola e alla città. Anche la primaria si attesta su cifre di poco superiori. E per l'anno prossimo si prevede una stangata per tutti: "Temo che sarà devastante perché sicuramente peserà il rincaro del costo dell'energia e delle materie prime".

Ma a fare davvero la differenza è anche la geografia. Secondo l'ultimo report di Cittadinanzattiva, Parma nel 2025 si attesta come la città con le tariffe più alte sia per la primaria che per l'infanzia, con 7,80 euro a pasto che si traducono in più di 1.400 euro all'anno. La città più economica risulta essere Cagliari con 2,15 euro a pasto, appena 387 euro all'anno.

Nascere in una città piuttosto che in un'altra fa quindi cambia molto in termini economici. "Una delle nostre proposte – dice Bizzarri – è che la mensa diventi un servizio universale". Si tratta di un traguardo ambizioso, ne è consapevole, e per questo chiede che divenga "gratuito almeno per le fasce protette, che non sono più quelle del passato".

L'esenzione totale dal pagamento è riservata solo alle famiglie con ISEE estremamente bassi, ma la soglia è decisa in maniera indipendente dai singoli Comuni. Per Bizzarri "A nostro avviso la fascia ISEE andrebbe ampliata, perché ora le famiglie che hanno necessità sono molte di più rispetto al passato. Chiediamo che gradualmente si vada incontro alle loro esigenze".

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