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Maturità 2021
14 Maggio 2020
16:45

Maturità 2020 meglio da remoto: la raccomandazione del Consiglio superiore pubblica istruzione

Gli esami di Maturità 2020 potrebbero doversi svolgere a distanza se non sarà elaborato un protocollo di sicurezza nazionale a difesa della salute di studenti e insegnanti. E’ quanto contenuto nelle raccomandazioni del Consiglio superiore della pubblica Istruzione sull’ordinanza della ministra Azzolina. Pareri anche sul giudizio di fine anno dei piccoli studenti delle elementari: “Meglio niente voti”.
A cura di Ida Artiaco
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La Maturità 2020 sarebbe meglio farla svolgere a distanza in assenza di un protocollo che garantisca la sicurezza degli studenti. Sono arrivate le raccomandazioni del Consiglio Superiore della pubblica Istruzione sulle modalità con cui espletare gli esami di Stato nel corso della fase 2 dell'emergenza Coronavirus. Secondo il Cspi, è indispensabile, come si legge nella nota, che venga emanato con urgenza un protocollo di sicurezza nazionale "stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto" negli esami di Stato e degli alunni. In sua assenza o nell'impossibilità di poterne applicare le prescrizioni è "indispensabile prevedere che gli esami di maturità avvengano a distanza".

Accolto l'appello dei presidi che chiedevano un protocollo per la sicurezza

La ministra Lucia Azzolina aveva ribadito più volte la sua volontà di far svolgere la Maturità 2020 in presenza, come previsto anche dall'ultima ordinanza del MI. Il prossimo 17 giugno, data di inizio degli esami, 500mila studenti italiani sarebbero tornati a scuola, dopo la chiusura dovuta al lockdown per l'emergenza Coronavirus, per sottoporsi di persona, davanti alla commissione composta da 6 membri interni e il presidente esterno, alla prova che consiste in un maxi-colloquio dalla durata di circa un'ora. Niente prove scritte, dunque, solo l'orale, diviso in cinque parti. Ma ora, dopo il parere del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, che ha accolto l'appello dei presidi italiani che più volte sono intervenuti per richiedere la realizzazione di un protocollo per rientrare in sicurezza negli edifici scolastici, è probabile che il Ministero corregga il tiro. "Gli esami di Stato – aveva detto qualche giorno fa a Fanpage.it Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola (Anp) – sono l'occasione della prima ripartenza delle scuole dopo il lockdown, muovono 500mila studenti e altri 70mila soggetti tra insegnanti e dirigenti scolastici. Parliamo di cifre imponenti, a cui bisogna prestare attenzione e per le quali serve prudenza. Mi fido del Comitato tecnico-scientifico, per cui se gli esperti hanno detto che il colloquio in presenza non è rischioso va bene, ma ho comunque qualche perplessità". Tocca ora alla titolare del dicastero di Viale Trastevere decidere se e cosa recepire nei testi definitivi delle ordinanze che sono attesi nelle prossime ore.

Niente voti alle elementari

Il Cspi si è espresso anche sul giudizio di fine anno degli alunni delle scuole elementari. Tenuto conto che la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l'apprendimento dei più piccoli, per i quali l'interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola, il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione chiede che la valutazione finale sia espressa attraverso un giudizio riportato nel documento di valutazione e non con la votazione espressa in decimi.

Cosa serve per la riapertura delle scuole a settembre

Per quanto riguarda la riapertura delle scuole a settembre il Cosniglio ha detto: "In vista dell’Anno scolastico 2020/’21 sarà necessario intervenire tempestivamente con provvedimenti normativi che riducano il numero minimo di alunni di ogni istituzione scolastica dimensionata e il numero minimo di alunni per classe e di conseguenza determinino l’aumento degli organici di tutto il personale della scuola, dirigente, docente, amministrativo". Tuttavia, in assenza di un calendario scolastico ancora da varare, "è inopportuno dare indicazioni prescrittive alle scuole sull’avvio delle attività didattiche e sulle modalità di recupero degli apprendimenti. Tale previsione", chiude il Cspi, "è lesiva dell’autonomia delle scuole e delle prerogative del collegio docenti”.

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