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L’intervista alla ragazza picchiata e segregata in casa dall’ex compagno: “Sono viva per miracolo”

La 35enne segregata e picchiata dall’ex a Giardini Naxos racconta a Dentro La Notizia: “Sono viva per miracolo, ho visto la morte”. L’uomo, 41 anni, è stato arrestato per tentato femminicidio. La madre: “Era una storia malata, l’ha distrutta giorno dopo giorno”.
A cura di Biagio Chiariello
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L’intervista a Dentro La Notizia
L’intervista a Dentro La Notizia

“Mi sento male, i dolori molto di meno, però mentalmente sto ancora molto male”. La voce è provata, ma lucida. La donna di 35 anni che nella notte tra sabato e domenica è stata segregata in casa e picchiata dall’ex compagno in provincia di Messina ha deciso di raccontare tutto a Dentro La Notizia, su Canale 5.

Per ore è rimasta chiusa in un appartamento di Giardini Naxos, mentre l’uomo – un 41enne oggi in carcere – la colpiva con calci, pugni e morsi. Avrebbe tentato di strangolarla e di spingerla giù dalle scale. A salvarla è stata una telefonata ai genitori, che hanno chiamato il 112 facendo intervenire i carabinieri. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di tentato femminicidio, stalking, maltrattamenti e sequestro di persona.

Lei oggi ripete un concetto con forza:

Quello che io dico e voglio dire è che già alla prima sberla, al primo calcio, anche alla prima spinta, bisogna fermare subito questa cosa. Non è amore questo, non esiste una cosa del genere”.

Quando l’intervistatrice le chiede se durante la relazione si fosse resa conto della gravità della situazione, risponde senza esitazioni: “Assolutamente. All’inizio io dicevo: vabbè, ho sbagliato, ci sta. Pensavo questo, anche se non ci sta proprio”.

E spiega cosa intendeva: “Magari gli rispondevo male e lui mi dava una sberla, io dicevo vabbè, gli ho risposto male, me la sono meritata. Ma non funziona così, non funziona così”.

Poi le parole più dure:

Io oggi sono viva per miracolo. Io ho visto la morte con gli occhi e non lo auguro a nessuno. Basta. Io mentre mi strangolava glielo dicevo: io sto morendo. E niente. Io l’ho pensato che stavo morendo”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della compagnia dei carabinieri di Taormina, coordinati dalla procura di Messina, la donna era bersaglio di violenze dallo scorso settembre. L’uomo non accettava la fine della relazione e, quella notte, l’avrebbe rinchiusa per impedirle di andarsene. Nel corso dei mesi avrebbe anche sottratto con minacce il cellulare della ex, accedendo ai suoi dati per controllarne messaggi e contenuti.

Accanto alla 35enne, in queste ore, c’è la madre. Anche lei ha parlato alla trasmissione. “Già dal primo momento, un anno fa, avevo capito che non era una storia vera. Era una storia malata, e l’avevo intuito subito. C’erano segnali chiari, evidenti. Eppure non immaginavo che sarebbe finita così”.

Ricorda quella notte come uno spartiacque: “Mi arriva una chiamata. Una di quelle chiamate che ti cambiano tutto”.

Per mesi aveva provato a mettere in guardia la figlia:

Le dicevo sempre: basta. Non è una storia adatta a te. È una storia malata. Non è una persona che ti vuole bene”.

E ancora: “Le dicevo che la stava usando. Per i suoi scopi. L’ha portata fino all’osso, fino all’ultimo giorno. L’ha distrutta. Moralmente. Psicologicamente. E alla fine anche fisicamente”.

Oggi la 35enne è fuori pericolo, ma le ferite – lo dice lei stessa – non sono solo quelle visibili. E il suo appello è diretto: fermarsi al primo schiaffo, non giustificare, non minimizzare. Perché, ripete, “non è amore”.

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