Angela non vuole rivelare il suo volto, né il suo vero nome perché teme le conseguenza della sua testimonianza
in foto: Angela non vuole rivelare il suo volto, né il suo vero nome perché teme le conseguenza della sua testimonianza

“All'interno della mia congregazione dei testimoni di Geova ho sofferto molto per colpa di meccanismi psicologici malati”. A parlare è Angela (un nome di fantasia), una 33enne napoletana che ha passato la propria giovinezza tra i fedeli di questa religione. La donna ha voluto raccontare per la prima volta la sua testimonianza a Fanpage.it a patto che non fosse rivelato il suo vero nome, né la sua foto. Angela, infatti, teme la reazione di alcuni familiari che ancora fanno parte dei testimoni di Geova. “Da sei mesi – spiega – sto andando da una psicoanalista per colpa dei traumi che ho subito da piccola. Fino a poco tempo fa, provavo così tanta vergogna del mio passato che non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, nemmeno con i miei amici”.

“A 5 anni mi hanno detto cos'era un incesto”

E’ la madre, seguace di Geova, a spingere Angela ad abbracciare questa religione quando è solo una bambina. I suoi primi turbamenti sono legati proprio all'infanzia: “Nella congregazione parlavano apertamente di sesso. Con la scusa di proteggermi da una condotta sbagliata, a 5 anni mi hanno detto cos'era l’incesto. Mi hanno insegnato come si concepiva un bambino. Non mi è mai stato risparmiato nulla”. “Certi argomenti non dovrebbero essere affrontati a quell'età – afferma – e neppure in quel modo”.

“Nei testimoni di Geova – continua – il sesso è vissuto in maniera troppo rigida, ossessiva, quasi paranoica. A 13 anni, ad esempio, mi hanno rimproverata perché sono andata al mare con un vestitino appena sopra il ginocchio che, secondo loro, violava i precetti religiosi”. “Moltissimi ragazzi della mia Sala del Regno (il luogo di culto dei testimoni di Geova, ndr), inoltre, si sono sposati appena diventati maggiorenni. Per i giovani, insomma, il matrimonio diventava l’unico modo per mantenere relazioni sentimentali, che altrimenti erano assolutamente proibite”.

Il bullismo a scuola giustificato dagli anziani

Angela a 10 anni si battezza ed entra formalmente nei testimoni di Geova. I problemi legati alla religione, però, si acuiscono. “A scuola non potevo frequentare altri bambini che non fossero della congregazione né partecipare alle feste di compleanno. Mia mamma su questo era intransigente”. E non va certo meglio con alcuni suoi coetanei. “Sono stata bullizzata dai miei compagni di classe per essere una testimone di Geova. Gli anziani della mia congregazione, quando lo hanno saputo, consideravano normale che venissi emarginata e presa in giro dagli altri ragazzini perché ʻi servitori di Dio sono sempre perseguitatiʼ. Nessuno quindi è stato in grado di aiutarmi a superare questo difficile momento”.

I comitati giudiziari degli anziani per punire i “peccati” di un’adolescente

A 12 anni accade un episodio che segnerà il suo rapporto con la religione. Angela ruba un telefonino a scuola. “L’ho restituito quasi subito. E’ stata una sciocchezza – ammette – per mettermi in mostra con le mie compagne di classe”. Quando la scoprono, la portano direttamente al cospetto degli anziani che le fanno un comitato giudiziario. E’ solo una ragazzina, tuttavia capisce molto bene cosa significhi il peccato, e la punizione. “Hanno deciso di affidarmi a due ʻsorelleʼ che avrebbero dovuto essere le mie ʻmadri spiritualiʼ. In realtà, mi hanno sorvegliata continuamente per un anno intero”.

Passa poco tempo e Angela finisce ancora davanti allo speciale tribunale dei testimoni di Geova. Questa volta per aver partecipato ad una manifestazione studentesca. Per di più, qualcuno dei fedeli l’ha sorpresa a fumare una sigaretta. Per questa religione, infatti, fumare è peccato. Inoltre, i seguaci non possono “immischiarsi” in questioni politiche perché devono mantenere un atteggiamento neutrale.

L’ultimo processo lo subisce a 15 anni. Si innamora di un ragazzo “del mondo”, come vengono chiamati dai fedeli di Geova coloro che non fanno parte della congregazione. “Gli anziani mi hanno costretta a confessare che avevo commesso un peccato carnale. Mi chiedevano se avessi fatto sesso. E volevano sapere pure i dettagli. Se non mi fossi pentita, mi avevano minacciata di raccontare tutto a mio padre. E’ sconvolgente pensare che chi ha un ruolo spirituale possa rivelare i particolari della vita di una persona ad un altro. Come se un prete cattolico raccontasse i segreti della confessione!”. E’ in quel momento che Angela decide di allontanarsi per sempre dai testimoni di Geova.

La morte dei genitori: Angela rimane sola

“Mia mamma si è ammalata di Alzheimer a 50 anni. E’ stato terribile perché in poco tempo è diventata una vegetale”. Il padre muore nel 2008. Pochi mesi dopo, anche la mamma viene a mancare. Angela è una ventenne e si ritrova da sola perché nessuno dei parenti, che fanno ancora parte della congregazione, è disposto a starle vicino. “Predicano la pace e l’amore ma è solo una grande ipocrisia. In dieci anni di malattia, nessuno dei fratelli di mia madre, che sono testimoni di Geova, è mai venuto a trovarla”.

Un ambiente asfissiante simile ai regimi totalitari

“L’ambiente dentro i testimoni di Geova è asfissiante. Il controllo psicologico è assoluto, simile a un regime totalitario. Ogni fedele finisce per spiare gli altri, per vedere se compiono dei peccati e poi riferirlo agli anziani. Viene instillato un senso di colpa costante per cui hai sempre paura di dispiacere a Geova. E anche quando abbandoni questa religione – conclude Angela – questo sentimento ti rimane dentro ancora per molto tempo”.