Tutto è partito la scorsa estate dalla decisione improvvisa dell’azienda di chiudere lo stabilimento di Ortona e liquidarlo con effetto immediato. Così gli 84 dipendenti della Yokohama, azienda giapponese che si occupa della produzione di tubi in plastica per il settore petrolifero, si sono trovati da un giorno all’altro fuori dalla fabbrica, senza preavviso e incerti sulle prospettive future. Come racconta Riccardo De Feo, rappresentate sindacale della Uiltec Abruzzo: "Per i dipendenti è stato uno shock. Il mercoledì stavamo discutendo del premio di risultato con l'azienda ed eravamo arrivati anche ad una ipotesi di accordo, il venerdì dopo, nel giro di due ore, è saltato tutto. Alle 14 hanno comunicato a noi sindacati, tramite la segreteria di Confindustria, che l'azienda aveva deciso di chiudere e alle 15.30 i dipendenti erano fuori. Immagina – continua De Feo – una persona che lavora li da 20 anni come si può sentire di fronte ad una notizia del genere. Non è stato semplice mediare per arrivare a una soluzione".

Così, da quel 27 luglio 2020, gli operai hanno deciso di stabilirsi in presidio permanete fuori dai cancelli dello stabilimento, in cerca di spiegazioni e in attesa che attraverso una vertenza, le sigle sindacali, il Ministero dello Sviluppo Economico, Confindustria Abruzzo e la proprietà giapponese raggiungessero un accordo per cercare di salvare più posti di lavoro possibili. Durante il primo tavolo di confronto con il Ministero e i vertici della Yokohama, avvenuto in videoconferenza lo scorso 2 settembre, l'azienda aveva motivato la decisione di chiudere a causa delle proiezioni negative sul loro andamento e come dichiarato dal vicepresidente di Yokohama Europa, Tetsuya Tamaki, la fabbrica risultava essere in perdita da tempo nonostante il taglio dei costi, situazione aggravata dalla pandemia e dal conseguente blocco del mercato mondiale dei trasporti e il crollo del prezzo del petrolio.

Dopo il vertice con il Ministero, l'azienda ha deciso di aspettare la data del 6 dicembre prima di rendere effettivi i licenziamenti e nel frattempo si sono fatte avanti tre aziende disposte a rilevare il sito di Ortona. Una delle condizioni che le sigle sindacali hanno posto alla Yokohama è che oltre all’acquisizione del sito ci fosse anche quella dei macchinari e di una quota parte dei lavoratori. Valutate le proposte, la preferenza è ricaduta sulla multinazionale Alfa gomma, azienda che oltre a rilevare tutto il sito produttivo si è impegnata a ricollocare la totalità dei lavoratori. "Adesso dobbiamo passare alla fase successiva affinchè vengano concretizzate le intenzioni enunciate dalle parti che ora vanno messe nero su bianco – spiega De Feo – Siamo in una fase delicata. La trattativa è in corso giorno per giorno e l’obiettivo è di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno".