Greenpeace contro il nucleare

Ancora prima della pubblicazione dell'elenco delle 67 aree idonee per il deposito dei rifiuti radioattivi, alcuni comuni di Sardegna e Piemonte hanno fatto sapere che lì quei rifiuti non sono graditi. Sono sei anni che si aspetta una lista di zone in cui l'Italia dovrà costruire il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, quelli che nessuno vuole. Non depositare i rifiuti di quel tipo in Italia, però, costa una sanzione anche salata: per il momento, una parte delle scorie sta andando all'estero. Nella notte è stato pubblicato dopo sei anni dalla Sogin l'elenco delle aree italiane individuate come quelle potenzialmente idonee per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiane. Le zone soddisferebbero 25 criteri stabiliti ormai 5 anni fa e riportati nella CNAPI, la carta delle aree potenzialmente idonee. Pubblicata anche una mappa, disponibile sul sito Depositonazionale.it, per rendere chiare quali sarebbero le 8 grandi aree possibili.

Di cosa stiamo parlando

Prima del referendum del 1987, l'Italia visse una breve stagione di sfruttamento dell'energia atomica, cominciata nel 1966 con la costruzione di 3 centrali nucleari. Dopo il no all'energia nucleare, l'eredita di quella stagione avrebbe dovuto trovare dimora in un deposito nazionale dove dovrebbe essere completato il ciclo nucleare italiano. Nel deposito dovrebbero arrivare anche i rifiuti radioattivi dell'industria, della medicina e della ricerca attualmente stoccati in decine di siti a livello nazionale.

La decommissioning, ovvero la procedura di smantellamento delle centrali e dei siti nucleari costruiti, è finanziata con una voce in bolletta elettrica che ha generato i fondi per SOGIN, la società italiana che si occupa dello smantellamento, dal 2012 al 2016. Nel 2014 l'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato la Guida Tecnica n.29 contenente 28 criteri per individuare le ree idonee ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. L'insieme delle aree che al termine della fase di indagine risultano non escluse è andato a costituire la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente idonee per il Deposito Nazionale.

Le regioni individuate come idonee

Sono sette per la costruzione del deposito nucleare nazionale e sono Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. I luoghi idonei per il deposito sono suddivisi così: otto in Piemonte, due in provincia di Torino (Caluso-Mazze-Rondissone e Carmagnola) e sei in provincia di Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato- Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure, Castelnuovo Bormida-Sezzadio). In Toscana ci sono Pienza-Trequanda in provincia di Siena e Campagnatico in provincia di Grosseto. La Sicilia ha le sue  aree idonee nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta. Nel dettaglio i comuni sono Calatafimi-Segesta, Castellana Sicura, Petralia Sottana, Butera. In Sardegna sono 14: quattro siti in provincia di Oristano e dieci in altri comuni a Sud. Il Lazio, secondo la tabella aggiornata pubblicata sul sito, ha diverse zone localizzate nei dintorni di Viterbo. La Basilicata ha le sue zone idonee nei pressi di Potenza e Matera. La Puglia condividerà alcune zone con la Basilicata (Matera) e per il resto ha tutto localizzato nei pressi di Bari e Taranto.