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L’abbraccio col papà, il supporto dello psicologo e l’emozione dei soccorritori: cosa sappiamo sul ritrovamento del bimbo a Ventimiglia

Un bimbo di 5 anni, affetto da autismo, è stato ritrovato vivo dopo 36 ore di ricerche sulle colline di Ventimiglia. Si era nascosto spaventato in un anfratto vicino all’autostrada. Fondamentali le indicazioni di uno psicologo. L’abbraccio col padre ha commosso tutta l’Italia.
A cura di Biagio Chiariello
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Un abbraccio che vale una vita intera. È quello che un padre ha stretto al figlio ritrovato dopo 36 ore d'incubo, nelle colline di Latte, una frazione di Ventimiglia. Un’immagine intensa, commovente, capace di raccontare senza bisogno di parole il dramma vissuto da questa famiglia di origini filippine, residente a Torino, in quella che doveva essere soltanto una breve vacanza e che invece si è trasformata in un incubo.

La scomparsa del bimbo a Ventimiglia

Tutto è iniziato venerdì pomeriggio, quando la famiglia stava montando una tenda vicino al campeggio in cui era ospite. Il bambino, affetto da autismo, ha iniziato a camminare allontanandosi lentamente, fino a sparire dietro una pianta di oleandro. In un attimo, il vuoto. La voce rotta dall’angoscia, il padre aveva raccontato: "Stavamo montando la tenda e all’improvviso non c’era più. Ma ora non me la sento di parlare, vogliamo solo trovarlo". Da quel momento, un esercito di soccorritori ha battuto palmo a palmo ogni centimetro della zona collinare: vigili del fuoco, Protezione Civile, carabinieri, volontari, unità cinofile, droni. Due notti e due giorni di ricerche febbrili, con la voce della madre che echeggiava dagli altoparlanti e le canzoncine che il piccolo amava diffuse ovunque, nella speranza di attirarlo fuori dal suo nascondiglio.

A coordinare le operazioni è stato il prefetto di Imperia, Valerio Massimo Romeo, che ha voluto estendere le ricerche anche ai cunicoli e agli anfratti vicini all’autostrada. È stata la svolta. La conferma è arrivata nelle prime ore di domenica, quando tre volontari della Protezione Civile — Dario Mattiauda, Edoardo Campione e Matteo Trecci — hanno scorto una sagoma immobile tra i rovi, a circa un chilometro e mezzo dal campeggio. "L’ho visto fermo, ho pensato fosse morto. Poi ha mosso un braccio, si è toccato il viso e ho capito che era vivo" ha raccontato Mattiauda, la voce ancora scossa dall’emozione. Il bambino era disidratato, sporco, ma in vita. Gli hanno subito dato da bere, poi lo hanno riportato al campeggio dove da anni la famiglia trascorre le vacanze.

Il supporto dello psicologo

A determinare il successo delle ricerche è stato anche il supporto dello psicologo Roberto Ravera, che ha aiutato a delineare il possibile comportamento di un bambino autistico in una situazione di paura e spaesamento. Ravera aveva spiegato che il piccolo, spaventato dai rumori e incapace di chiedere aiuto, avrebbe cercato rifugio in un luogo coperto e nascosto, come un cunicolo o un anfratto. E così è stato: il bambino si era rintanato dietro un pilone di cemento vicino all’autostrada, un angolo difficile da raggiungere, mimetizzato tra la vegetazione.

L’emozione dei soccorritori e di un’intera comunità

Il momento del ritrovamento è stato accolto da un applauso spontaneo nella piazzetta di Latte, dove si erano radunate decine di persone in attesa di notizie. La madre è stata la prima a correre ad abbracciarlo, senza più staccarsi. Poco dopo è arrivato anche il padre, che si è fatto largo tra la folla commossa per salire sull’ambulanza accanto al figlio, riuscendo appena a dire: "Grazie a tutti, è andata benissimo, molto. Grazie, vi ringrazio, grazie". Il piccolo è stato trasferito all’ospedale di Imperia per i primi controlli: "È in buone condizioni e sotto osservazione nel reparto di Pediatria del Gaslini diffuso" ha fatto sapere l’Asl 1.

L’emozione più grande, racconta ancora Mattiauda, è stato il ringraziamento dei genitori. "Qualcosa di indescrivibile". Tutti, dal primo all’ultimo, avevano ormai temuto il peggio, ma alla fine la storia ha avuto il suo lieto fine. "Sono stati giorni tremendi, abbiamo avuto paura" ha confidato il padre prima di sciogliersi in un lungo abbraccio con il sindaco di Ventimiglia, Flavio Di Muro. Un gesto silenzioso tra due padri che hanno condiviso, seppur da prospettive diverse, la stessa tensione, la stessa ansia.

Dietro questo epilogo felice c’è stato un lavoro di squadra straordinario, in cui umanità, tecnologia e competenza hanno camminato fianco a fianco. Le intuizioni degli esperti, la dedizione dei volontari e il coraggio di non arrendersi hanno trasformato una possibile tragedia in una storia di speranza e solidarietà. A Latte, quel bambino salvato dai rovi e dal silenzio è diventato per tutti il simbolo di una comunità che non si è mai arresa.

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