La versione di Quintiliano alla seconda prova della Maturità 2026: la traduzione dal latino del docente

Alla maturità 2026 il ministero ha scelto Quintiliano come autore della versione di latino per gli studenti del liceo Classico. Il brano proposto è tratto dal I libro dell'Institutio oratoria di Quintiliano, opera che rappresenta una delle più mature riflessioni pedagogiche dell'antichità. Ha tradotto per noi la versione la professoressa Maria Cristina Rispoli, Docente di Italiano e Storia nella Scuola Secondaria di I Grado.
Di seguito la traccia proposta ai maturandi e la versione della docente:
"Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat? duces maximos et fidibús et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem politikon vocat, necessariam musicen credidit, et eius sectae, quae aliis severissima, allis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos, et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur; nec solum in iis operibus in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur".
La traduzione della professoressa:
Infatti Platone, come in alcune altre opere, così in particolare nel Timeo, non può essere compreso, se non
da coloro che, senza dubbio, hanno appreso scrupolosamente anche questa parte di scienza. Parlo dei
filosofi, la fonte dei quali fu Socrate in persona, che, ormai anziano, non si vergognava di imparare a
suonare la lira? Si racconta che i più grandi condottieri suonassero il flauto e la lira, e gli eserciti degli Spartani venissero infiammati dalle melodie della musica. Ma cos’altro fanno i corni e le trombe nelle nostre legioni? Quanto più forte è il loro concerto, tanto più la gloria romana supera tutti gli altri nelle battaglie. Dunque, non inutilmente Platone ritenne necessaria la musica per l’uomo pubblico, che egli chiama “Politikon”, e i capi della sua scuola filosofica, che è giudicata da alcuni molto austera, da altri molto dura, furono di questa opinione, ritenendo che alcuni dei saggi avrebbero dedicato qualche cura a questi studi, e Licurgo, autore delle leggi più severe tra gli Spartani, approvò l’insegnamento della musica. E la natura stessa sembra che ce l’abbia consegnata come un dono per sopportare più facilmente le fatiche, se veramente il canto incoraggia persino il rematore; e non soltanto in quelle opere nelle quali lo sforzo di molti si accorda sotto la guida di una qualche voce piacevole, ma anche la fatica dei singoli si consola con una melodia per quanto rozza.