Ci sono storie che sembrano uscite direttamente da un libro di avventura o da un film per ragazzi ma che in realtà ci insegnano che spesso la vita reale è altrettanto originale e ricca di sorprese di qualsiasi finzione. È questo sicuramente il caso del pinguino Marco, nato a Città del Capo, in Sudafrica, è divenuto per una serie di coincidenze un simbolo di Trieste per decenni. La storia comincia il 5 febbraio del 1953, quando la motonave "Europa", con il suo carico di emigranti triestini, arriva a Città del Capo e per una serie di circostanze alquanto avventurose imbarca un clandestino molto particolare, un pinguino, che al ritorno a Trieste, il 18 maggio successivo, darà il via ad un rapporto di simbiosi con la città durato fino alla sua morte e con tanto di sorpresa finale.

Marco, ufficialmente affidato all'acquario locale, infatti ha vissuto nella più completa libertà fra il molo Pescheria e la Stazione marittima fino al 27 dicembre del 1985, diventando per oltre trent'anni una delle attrazioni turistiche della città e amico di grandi e piccini che facevano a gara per andarlo a vedere. Su come abbia fatto ad arrivare sulle coste triestine resta ancora incertezza. La storia ufficiale recita che il pinguino fu prelevato in base a un accordo tra le autorità italiane e quelle sudafricane proprio per l’acquario ma quando arrivò in realtà si disse che era stato salvato dall’attacco di un’orca famelica e adottato. E poi c'è la ricostruzione fatta in base ai racconti dei marinari della nave che parla di  un rapimento alquanto bizzarro con corollario di avventure per tenerlo nascosto.

Come raccontato in un libro del giornalista Roberto Covazin, tutto sarebbe nato dalla noia di alcuni giovani marinai della nave italiana ancorata al porto sudafricano. I ragazzi, un po' per gioco e un po' per sfida, avrebbero deciso di catturare un pinguino per tenerlo con loro. Dopo i primi tentativi andati a vuoto, riuscirono a catturare l'animale ma era un esemplare molto piccolo che, chiuso nella cambusa della nave, finì per  deperire a vista d'occhio. Nonostante il ripensamento ormai era troppo tardi per riportarlo indietro così Marco prese la via dell'Italia. Con la complicità di altri marinai, il cucciolo venne praticamente adottato trovando una sistemazione più confortevole a bordo e vitto migliore.

Secondo il racconto, soltanto a Brindisi, ultimo scalo prima di Trieste, i marinai confessarono tutto ai comandanti della nave e si decise così di mettere in piedi la storia del salvataggio. Per Marco si trovò posto all'acquario cittadino e per lui iniziò una nuova vita. Il suo successo fu così clamoroso che negli ultimi anni si decise di far arrivare anche qualche femmina di pinguino per creare un erede ma lui non ne voleva proprio sapere. Solo così si scopri che in realtà Marco era un femmina.