A vederlo sembra una chiatta, ipermoderna, con una grossa bocca spalancata sul fiume e in effetti lo chiamano "Interceptor" come se fosse un alieno arrivato per colonizzarci. Invece si tratta della soluzione studiata dall'organizzazione no-profit olandese Ocean Cleanup per ripulire i fiumi del mondo dai rifiuti di plastica, uno dei grandi problemi che affligge il pianeta.

Una nave lunga 24 metri che utilizza una barriera galleggiante per intercettare (appunto) i rifiuti che scendono a valle, farli passare su un nastro trasportatore che si occupa di dividerli e poi riversare l'acqua pulita nel fiume. Il tutto funziona a energia solare, pulita. Da tre mesi un intercettore è stato installato sul fiume Klang, il fiume più importante della Malesia che attraversa la capitale Kuala Lumpur. Racconta il direttore dell'azienda di raccolta rifiuti malese, Syaiful Azmen Nordin, che a causa della plastica ormai il fiume era ostico anche da navigare. Il nuovo mezzo galleggiante riesce a ripulire qualcosa come 50 tonnellate di plastica al giorno e i risultati sono subito visibili.

Sono circa otto milioni di tonnellate le plastiche che ogni anno vengono portate negli oceani dai fiumi, il solo fiume Klang immette qualcosa come 15.000 tonnellate di rifiuti in un anno, record che lo rende tra i 50 fiumi più inquinati del mondo. Il portavoce di Ocean Cleanup Joost Dubois ha parlato di 1000 fiumi ripuliti come obiettivo del gruppo. Ogni mezzo costa circa 700.000 euro e ogni giorno raccolgono di tutto: plastica, pneumatici, orsacchiotti, animali morti e molto altro. Altre chiatte sono state installate a Jakarta, due verranno posizionate in Vietnam e nella Repubblica Dominicana, una a Bangkok e una a a Los Angeles.

Ma alla fine a fare la differenza saranno soprattutto i comportamenti degli uomini: «Alcune persone non vedono l'impatto che provoca la loro spazzatura – spiega Dubois – gettano la plastica per strada senza capire che finirà poi al fiume. Se siamo disposti a cambiare i nostri comportamenti possiamo aiutare i nostri fiumi a diventare più puliti». Perché servono le macchine e gli uomini, insieme, come in tutte le grandi sfide.