"Ho un inizio di broncopolmonitee in questa struttura – un albergo sanitario – non vogliono più tenermi, mi vogliono rimandare in ospedale e da lì ho paura che non ne uscirò più", è il grido di allarme lanciato da Simonetta Filippini, la donna italiana rimasta bloccata in India con il marito Enzo Galli durante le pratiche per una adozione nel Paese alle prese ora con una drammatica ondata di contagi covid. La signora era già risultata positiva al coronavirus nei giorni scorsi quando la coppia residente a Campi Bisenzio (Firenze) stava per rientrare in Italia. La donna contava di essersi negativizzata per poter lasciare l'India, ma la positività a un secondo test ha fatto sfumare per lei anche il rientro in Italia con un volo via Parigi.

Attualmente si trova in isolamento in una stanza di una struttura per malati covid non gravi dove la stanno curando con gli antibiotici ma ora le autorità vogliono ricoverarla in ospedale dove però la donna non vuole andare viste le condizioni attuali degli ospedali locali, in tilt per i troppi accessi e la mancanza di ossigeno. "Il console mi ha detto che hanno altri 24 malati a cui pensare, e non riesce a trovarmi un posto dove andare per fare le cure domiciliari. Sono molto preoccupata e arrabbiata perché quando siamo partiti non siamo stati avvertiti che c'era questa situazione" ha dichiarato Simonetta Filippini.

Simonetta spiega che vorrebbero curarla a casa, "ma io non ho un posto dove andare e quindi sono già venuti a prendermi per portarmi in ospedale, ma mi sono rifiutata". Il marito, che con la bimba di due anni appena adottata è confinato in un albergo, conferma la gravità della situazione a New Delhi dove ogni giorni si registrano centinaia di morti covid e migliaia di nuovi ricoveri. I due stanno bene ma il marito teme ora di dover rimanere sul posto per oltre un mese: "La burocrazia e il protocollo indiano saranno lunghissimi, se non si muove la politica con un volo contingentato si rischia di rimanere qui un mese e passa".

La donna, oltre che dai medici indiani, è seguita anche dal medico di fiducia dell'ambasciata italiana in India che sta seguendo il caso pur nelle difficoltà del momento. La speranza della coppia è che possa essere organizzato un volo sanitario. "L'esercito è l'unica soluzione: un volo dell'aeronautica militare ci deve portare via da qui, noi, i 22 connazionali positivi di Delhi e nel resto dell'India ci sarebbero altri 70 italiani. Capisco che raggrupparli da regione a regione è complesso ma bisogna fare qualcosa. Se io mi ammalo che fine fa la bambina?" ha dichiarato il marito della donna a La Nazione, aggiungendo: "Abbiamo i documenti dove risulta che io sono il padre e Simonetta la madre ma la bambina è sempre cittadina indiana. L'ambasciatore mi accennava che sarebbero venuti gli assistenti sociali e l'avrebbero messa in un istituto. Siamo su territorio indiano e questa è la situazione, molto grave e non possono farci morire in India”.