backstair / Lobby Nera
19 Novembre 2021
19:33

Inchiesta Lobby nera: nuovi accertamenti su Jonghi Lavarini

Dopo essere stato perquisito dopo pochi giorni dall’inchiesta di Fanpage.it gli investigatori sono tornati da Jonghi Lavarini per acquisire altra documentazione.
A cura di Susanna Picone
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Immagine Lobby Nera: inchiesta sulla destra neofascista

Scattano nuovi accertamenti sul “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini dopo l’inchiesta scaturita dall’indagine di Fanpage.it “Lobby nera” su presunti fondi per la campagna elettorale di Fratelli d'Italia per le amministrative milanesi. Oggi, a quanto si apprende, gli investigatori della Guardia di Finanza, coordinati dall'aggiunto Romanelli e dai pm Basilone e Polizzi, hanno compiuto un’altra perquisizione nei suoi confronti, dopo quella del 5 ottobre scorso. Oltre a Jonghi Lavarini, nell’inchiesta sono indagati per finanziamento illecito e riciclaggio l'eurodeputato di Fdi Carlo Fidanza, il commercialista Mauro Rotunno e Lali Panchulidze, presidente dell'Associazione culturale internazionale ecumenica cristiana Italia Georgia Eurasia. Questi ultimi due sono stati perquisiti nelle scorse settimane e il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf ha sequestrato materiale e documenti su cui sta facendo approfondimenti.

Lali Panchulidze, 36enne georgiana collaboratrice di Roberto Jonghi Lavarini, è la donna che, come documentato nella seconda puntata della nostra inchiesta, il 30 settembre scorso ritirò un trolley mentre Jonghi Lavarini osservava a distanza. Nel trolley di Fanpage.it erano stati messi dei libri sull'Olocausto e copie della Costituzione. La seconda puntata dell'inchiesta Lobby nera in cui appunto si vede la donna ritirare la valigetta si concentra sui legami del gruppo del barone con alcuni autorevoli esponenti della Lega e delle istituzioni. Rapporti che Roberto Jonghi Lavarini vuole concretizzare chiedendo al nostro infiltrato una valigetta di denaro contante per finanziare la campagna elettorale dei suoi referenti politici.

Le indagini puntano a verificare se le parole dei protagonisti finiti nell’inchiesta di Fanpage.it descrivevano un "sistema" di finanziamenti ‘in nero’ che ha funzionato in altri casi in quel modo.

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