Infermiere assenteista al supermercato con l’auto dell’Asl: condannato a risarcire oltre 70mila euro

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Immagine di repertorio.
Mentre risultava in servizio per assistere i malati a casa, l’infermiere assenteista di Massa Carrara si trovava in verità in un supermercato a gestire merci e contabilità. Un comportamento che adesso gli è valso una condanna definitiva e un salato risarcimento da pagare all’Asl, pari a 70mila euro.

Una vera e propria doppia vita: è quella che faceva un infermiere toscano di 68 anni, dipendente a tempo indeterminato presso l'Asl di Massa (oggi Asl Toscana nord ovest) e assunto come assistente domiciliare. Mentre risultava in servizio per assistere i malati a casa, l'uomo si trovava in verità tra le corsie di un supermercato a gestire merci e contabilità. Un comportamento che adesso gli è valso una condanna definitiva e una salata sanzione da pagare, pari a 70mila euro.

Infermiere assenteista, il caso già emerso nel 2015

Il caso, come scrive il Corriere Fiorentino in un articolo di Vincenzo Brunelli, è emerso nel 2015, ma già da tempo erano emerse non poche anomalie. "L'Asl doveva mandare qualcuno – si legge in uno dei verbali della sentenza della Corte dei conti depositata il 13 marzo -, ma l'infermiere non veniva quasi mai". L'uomo è stato poi scoperto in flagranza mentre lavorava come niente fosse tra le corsie del supermercato: dopo aver regolarmente firmato la propria presenza al lavoro per l'Asl, si era recato nell'attività commerciale non per fare la spesa, ma per svolgere mansioni amministrative e logistiche.

Dopo la denuncia le indagini hanno evidenziato un quadro ancora più grave: l'infermiere non solo si assentava sistematicamente dalle visite domiciliari, ma impiegava l'auto aziendale dell'Asl per recarsi al suo secondo lavoro. Non solo: per coprire i buchi nei turni sovente si faceva sostituire da colleghi compiacenti, che davano la loro disponibilità all'ultimo momento.

La condanna per l’infermiere di Massa: risarcimento di 70mila euro

Dopo l'arresto avvenuto nel 2015 per truffa e peculato, l'iter giudiziario si è concluso il 29 maggio 2024 con la sentenza della Cassazione. L'uomo è stato condannato a 18 mesi di carcere e a pagare il risarcimento di 70mila euro in favore dell'Asl, oltre agli interessi legali. La Corte dei conti ha inoltre quantificato i danni patrimoniali e il grave danno all'immagine arrecato all'azienda sanitaria, che nel processo si era costituita parte civile.

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