Ore 19.05 – L'Espresso conferma il contenuto dell'intercettazione – "L'Espresso ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo", si legge in un nota appena pubblicato sul sito del giornale, in replica alla smentita della Procura.

Ore 17.40 – “È vero che la Procura smentisce? Oggi mi hanno ammazzato…”: così all’Ansa Rosario Crocetta senza trattenere le lacrime. “Perché…perché – ha ripetuto – Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori?”. “Avrei potuto anche farla finita oggi…”, ha detto ancora il governatore. Intanto la Procura ha specificato di aver fatto ricontrollare tutte le registrazioni relative all'inchiesta su Tutino, il medico agli arresti domiciliari per truffa, sia dai Pm titolari dell'inchiesta che dai carabinieri del Nas. Lo Voi e il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che ha coordinato l'indagine, hanno sottolineato che nelle carte e negli atti della Procura di Palermo non esiste alcuna telefonata in cui Tutino avrebbe detto a Crocetta quelle parole su Lucia Borsellino.

Ore 17.20 – Procura Palermo smentisce la frase su Borsellino. Il procuratore della Repubblica di Palermo, Franco Lo Voi, ha smentito ufficialmente che agli dell'inchiesta sul primario dell'ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino, vi sia la frase “la Borsellino va fermata, va fatta fuori come suo padre”. Secondo il settimanale L'Espresso queste parole sarebbero state pronunciate da Tutino durante una conversazione telefonica con Crocetta. Questa la dichiarazione del procuratore: “Con riferimento a notizie giornalistiche diffuse nella giornata di oggi secondo le quali nel corso di una telefonata intercettata tra il presidente della regione Rosario Crocetta ed il dottore Matteo Tutino quest'ultimo avrebbe affermato che la dottoressa Lucia Borsellino ‘va fatta fuori. Come suo padre', ritengo necessario precisare che agli atti di questo ufficio – ed in particolare nell'ambito del procedimento n* 7399/2013/21 – non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino ed il Crocetta del tenore sopra indicato. Analogamente i carabinieri del Nas che hanno condotto le indagini nel suindicato procedimento hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore tra i predetti sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino”. In giornata Crocetta ha deciso di autosospendersi.

Lucia Borsellino, figlia del giudice antimafia Paolo, ucciso 23 anni fa, «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». A parlare non è un capomandamento di Cosa Nostra ma un rispettabile esponente della borghesia siciliana, quel Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia, fedelissimo del governatore della Sicilia Rosario Crocetta. E dall'altro capo del telefono di Tutino – intercettato nell'ambito di una inchiesta sulla sanità che porterà poi al suo arresto – c'è proprio il presidente della Regione Siciliana. Che, stando a quanto anticipa l'Espresso nel numero in edicola domani, ascolta e tace, non risponde né s'indigna a quel commento così devastante. Lucia Borsellino era, fino a qualche giorno fa, assessore alla Sanità proprio nella giunta di Crocetta. Le sue dimissioni nascono proprio dallo choc di aver appreso queste intercettazioni su cui, ora, il mondo politico isolano e non solo, si sta interrogando, puntando l'indice sul massimo esponente politico siciliano. Che, inevitabilmente, nega ogni addebito morale e respinge ogni accusa. "Dimettermi? Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia puo' essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so – dice Rosario Crocetta interpellato dall'agenzia di stampa Ansa -. Ora capisco la reazione di Lucia e la colgo. Ma io quella frase al telefono pronunciata da Tutino non l'ho sentita".

La figlia del magistrato ucciso con un'autobomba in via D'Amelio da Cosa Nostra il 19 luglio 1992, poco meno di un mese dopo la morte dell'altro simbolo dell'antimafia in toga, Giovanni Falcone, ha annunciato che né lei né gli altri figli di Paolo, Manfredi e Fiammetta, saranno all'annuale commemorazione in via D'Amelio fra pochi giorni. Una cosa che non si era mai verificata in oltre vent'anni. "Non posso che sentirmi intimamente offesa e provare un senso di vergogna per loro" è il commento, laconico di Lucia Borsellino. E non è il solo commento indignato. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e protagonista della battaglia per l'Agenda Rossa del giudice (quella che non fu mai più ritrovata) spiega: ""Voglio andare a fondo su questa vicenda e capire perché Crocetta non abbia denunciato questo episodio".

"Quando Tutino al telefono dice che Lucia va fatta fuori come il padre, Crocetta tace. Quel silenzio al telefono puo' avere molti significati: conosco Crocetta da quando era Sindaco di Gela e voglio credere che non sia stato un silenzio compiacente – afferma Davide Mattiello, del Partito democratico, componente della commissione parlamentare Antimafia -. Voglio credere che in quel silenzio ci fosse già di fatto una presa di distanze. Ma è importante che Crocetta lo spieghi". Il presidente siciliano chiede di "essere ascoltato dai magistrati" che hanno raccolto le intercettazioni per spiegare la sua versione. Il M5S lo accomuna ai stragisti e ne chiede le dimissioni, Sel attraverso il parlamentare Erasmo Palazzotto accusa: "Siamo ben oltre il limite della decenza e della moralità. I silenzi del governatore davanti alle raccapriccianti frasi del primario su Lucia Borsellino sono una condanna senza appello". Tutto il centrodestra, da Ncd a Forza Italia chiede le dimissioni immediate di Rosario Crocetta: ""Premesso che questo gioco delle intercettazioni deve essere superato da una regolamentazione rigorosa, non si capisce con che faccia Crocetta non dico possa ancora fare il presidente della Regione Sicilia,ma andare in giro per Palermo". Lo dice Fabrizio Cicchitto (Ncd).