Il marito le sparò alla testa dopo aver ucciso il fratello, Michela Rubiu morta in ospedale dopo un mese di agonia

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Michela Rubiu
È morta dopo un mese di agonia Michela Rubiu, la donna che il 23 luglio scorso fu aggredita dal partner Alessandro Pintus. L’uomo aveva prima sparato al fratello e poi aveva raggiunto la moglie nel locale che gestivano insieme per puntare l’arma contro di lei.

È morta questa mattina attorno alle 12 dopo aver trascorso 25 giorni di agonia. Michela Rubiu, 47 anni, era stata colpita alla testa con un proiettile dal marito Alessandro Pintus, 39 anni, che il 23 luglio scorso uccise anche il fratello Andrea a Quartu Sant'Elena. La donna era stata trasportata in ospedale con una ferita alla nuca e da allora si trovava ricoverata nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Brotzu di Cagliari.

La donna era stata aggredita nel bar di Solanas che gestiva con il marito. Pintus aveva confessato tutto ai carabinieri e al gip, confermando di aver usato l'arma da fuoco prima contro il fratello e poi contro la moglie. Dopo la morte di Rubiu, l'accusa sarò modificata in duplice omicidio volontario. I carabinieri della compagnia di Quartu Sant'Elena continuano a lavorare per individuare il movente. Nonostante il tempo trascorso, infatti, non vi sono certezze sulle motivazioni dietro il duplice delitto.

Secondo quanto ricostruito subito dopo il delitto, Pintus aveva prima sparato al fratello nella sua casa di Quartu Sant'Elena, poi aveva raggiunto la moglie nel locale che gestivano insieme per puntare l'arma contro di lei. Subito dopo, Pintus aveva anche cercato di travolgere in auto il testimone oculare dell'aggressione. L'uomo si era salvato cambiando traiettoria ed evitando per poco la vettura di Pintus. 

La Procura di Cagliari va verso l'accusa di omicidio volontario plurimo, aggravato dalla premeditazione. Individuare il movente potrebbe però dare una svolta alle indagini, ancora in corso. Per capire cosa fosse accaduto nelle ore in cui, dopo aver sparato alla moglie nel locale che gestivano, si è spostato a Quartu Sant'Elena per uccidere il fratello nella sua abitazione, le forze dell'ordine avevano disposto controlli incrociati sui dispositivi elettronici. Secondo gli investigatori, al loro interno potevano esserci indizi utili a spiegare il delitto.

Dopo l'omicidio, Pintus si è costituito e ha collaborato con le forze dell'ordine anche per il ritrovamento dell'arma utilizzata.

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