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Opinioni
Coronavirus
21 Maggio 2020
12:18

Il Coronavirus si abbatte sui Paesi poveri, ma noi siamo nella Fase 2 e ce ne freghiamo

Più di 20mila casi in un giorno in Brasile, più di 6000 tra India e Bangladesh devastate dal tornado, e migliaia di casi in Africa, in aumento esponenziale. Mentre l’Europa entra nella fase 2, il mondo muore di Coronavirus nella nostra indifferenza più totale. Lontani i giorni della solidarietà globale, l’Occidente si mostra per quel che è: un pezzo di mondo arido ed egoista.
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Forse, presi come siamo dalla movida e dalla ripartenza della serie A non ce ne siamo nemmeno accorti, ma il Coronavirus si sta espandendo nei Paesi e nei continenti più poveri del pianeta, con una violenza mai vista sinora, nemmeno a Bergamo, o a Madrid, o a New York. Per dire, ieri è stato il giorno con il maggior numero di nuovi casi dall'inizio dell'epidemia e ci sono stati più di 20mila contagi in un giorno in Brasile, più di 6000 tra India e Bangladesh, devastate dal ciclone Amphan, più di 4000 in Perù, quasi 3000 in Arabia Saudita, più di 4000 in Cile, quasi 2000 in Pakistan, quasi 1000 in Bielorussia, quasi 500 in Afghanistan, più di 400 in Sudan. Potremmo continuare con l’elenco, ma il messaggio è già abbastanza chiaro così: mentre noi Paesi ricchi e occidentali siamo in piena fase 2, e pensiamo a far ripartire l’economia e la vita di tutti i giorni, nel resto del mondo, quello che ricco non è, l’orrore è appena cominciato. Ed è un orrore che non possiamo neanche immaginarci, nemmeno dopo aver visto sfilare le bare sui convogli militari a Bergamo, quando invocavamo la solidarietà del mondo intero.

Acqua sotto i ponti, ormai. Come ampiamente prevedibile, a tutto questo stiamo reagendo con la solita, insopportabile, indifferenza. Niente servizi sui telegiornali, né arcobaleni alle finestre e “andrà tutto bene” per i profughi rohingya di Cox Bazar, o per gli indio dell’Amazzonia, o per la popolazione afghana devastata da decenni di guerra. Soprattutto, nemmeno una parola da parte del mondo politico occidentale, europeo e americano, se non per la solita squallida eccezione di Donald J. Trump, che si è subito affrettato a emanare un travel ban nei confronti dei brasiliani, sia mai che provino a entrare negli Stati Uniti. E tutto questo nonostante persino l'Organizzazione Mondiale della Sanità, per bocca di Tedros Adhanom Ghebreyesus, suo direttore generale, abbia più volte espresso “profonda preoccupazione per l'impatto che potrebbe avere su popolazioni che hanno già molti casi di Hiv e malnutrizione”.

Non che l’Europa sia meglio, o che gli italiani-brava-gente si staglino in questo mare di colpevole indifferenza. Lontani i giorni in cui accoglievamo tra gli applausi i medici russi, cinesi, cubani e albanesi venuti a darci una mano, o le forniture di mascherine e gli attestati di solidarietà che arrivavano da tutto il mondo. Ora il mondo brucia e noi ci voltiamo dall’altra parte, come da copione. Abbiamo ospedali Covid vuoti? Sia mai che doniamo mezzo respiratore a Paesi  che seppelliscono cadaveri al ritmo di migliaia al giorno. Mendichiamo miliardi a Bruxelles? Sia mai che ci venga in mente di alzare il ditino e chiedere all’Europa di cacciare qualche miliardo in più per i Paesi che stanno sull’altra sponda del Mediterraneo. Chiediamo a gran voce la mutualizzazione del nostro debito e degli Eurobond? Sia mai che a qualcuno non venga la pazza idea di proporre una moratoria dei debiti per i Paesi africani che non hanno nemmeno gli ospedali, figurarsi mascherine, tamponi e respiratori.

Gianluca Vialli, parlando del suo tumore, ha detto che la malattia non ti cambia, ma ti rivela per quel che sei. Ecco, lo stesso vale per le pandemie. Il dolore, la sofferenza e la solidarietà altrui non ci hanno cambiato, ma ci hanno solo mostrato per quel che siamo: un pezzo di mondo arido, egoista, indifferente a tutto quel che lo circonda. E, lo diciamo con rassegnazione, ce ne renderemo conto quando torneremo alle urne, nei prossimi mesi, quando a trionfare saranno quelli che urleranno “prima gli italiani”, quelli che ci diranno di non preoccuparci della sofferenza altrui, quelli che bolleranno come nemici del popolo e anti-italiani chiunque provi a sussurrare il contrario. Mendicanti coi ricchi, egoisti coi poveri: davvero vogliamo essere ricordati così? Davvero non ci facciamo nemmeno un briciolo di orrore?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro. 15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019)
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