
Avete capito ora a cosa serviva l’emergenza sicurezza blandita come un maglio dai giornali della destra e dai telegiornali di area governativa nei giorni scorsi? Un po’ a nascondere i guai della nostra economia. Un po’ a preparare il terreno a ulteriori misure repressive da mettere in piazza contro il dissenso politico al governo. Perché alla fine questo sono la schedatura e il riconoscimento facciale con l’IA di chi manifesta e il nuovo reato di associazione a delinquere per gli scontri di piazza: un modo per minacciare chi si esporrà pubblicamente contro la maggioranza di destra.
Facciamo un esempio: in autunno vuoi scendere in piazza per protestare contro il caro carburante o contro una legge di bilancio che mette un sacco di soldi per armarsi e niente per tutto il resto. Che succede se ci sono scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine? Che anche il tuo volto sarà identificato con l’IA, in spregio a ogni diritto alla privacy? Che sarai indagato pure tu come associato a delinquere per gli scontri di piazza in quanto partecipante alla protesta?
Non sono cose fuori dalla realtà. Chiedetelo a chi manifestava contro la chiusura del centro sociale Askatasuna a Torino, nel febbraio scorso, che si è visto equiparato a chi ha picchiato un poliziotto con una mazzetta, accusato dalla destra di non essersi dissociato dai manifestanti facinorosi, o addirittura di averli protetti. O chiedetelo a chi manifesta legittimamente e pacificamente contro la Tav in val di Susa, che si è visto dare del terrorista perché degli attivisti francesi e spagnoli hanno ferito degli agenti di polizia.
Il disegno è chiaro: dipingere ogni manifestante come violento, o come connivente alla violenza, e fare lo stesso coi partiti di opposizione. Per dissuadere chiunque dal scendere in piazza. E, in parallelo, per alzare il livello della tensione attorno a ogni manifestazione, affinché si parli sempre più di ordine pubblico e sempre meno del dissenso per le scelte del governo.
È un giochino che ha una finalità chiara: spaventare la maggioranza silenziosa di questo Paese, convincendola che il nuovo problema dell’Italia sono i manifestanti violenti e che chi si oppone al governo fiancheggia e sostiene la violenza politica contro la “povera” e pacifica destra di governo.
Non è una novità: si chiama criminalizzare il dissenso. E l’abbiamo già visto coi decreti sicurezza, con le misure contro gli attivisti per il clima e i manifestanti Pro Pal. E non sta accadendo solo in Italia, basti pensare all’equiparazione che si sta compiendo nell’America di Trump tra antifa e terroristi interni.
Forse è il caso di cominciare a chiederselo, però, cosa c’entra tutto questo con la democrazia.