Covid 19
9 Marzo 2020
17:51

Il coronavirus blocca anche i lavori del Parlamento europeo, niente voti a Bruxelles

Solo un giorno di dibattito, domani, in cui sarà affrontata l’emergenza da Covid-19. Il Presidente Sassoli: “Vengono chiesti sacrifici ai nostri cittadini e noi siamo chiamati a dare il buon esempio. Dobbiamo ridurre all’essenziale la nostra attività, invito i colleghi a limitare gli spostamenti e rimanere a Bruxelles”.
A cura di Gloria Bagnariol
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Il Parlamento europeo si ferma. La riunione plenaria (prevista di norma a Strasburgo e spostata a Bruxelles la fine della settimana scorsa) si svolgerà in misura ridotta, David Sassoli ha annunciato che: “Stiamo vivendo un momento difficile per la nostra istituzione e deve essere compito di tutti proteggere l’attività parlamentare, dobbiamo fare di tutto per assicurare la continuità della nostra funzione legislativa e di bilancio. Vengono chiesti sacrifici ai nostri cittadini e noi siamo chiamati a dare il buon esempio. Dobbiamo ridurre all’essenziale la nostra attività, invito i colleghi a limitare gli spostamenti e rimanere a Bruxelles”

Il presidente del Parlamento ha parlato in aula semi deserta, nella quale comunque non è stato possibile rispettare il metro di distanza consigliato. Misura difficile da seguire: mancano le strutture e anche se molti dei 705 deputati non si sono presentati in plenaria c’è stata la classica fila all’ingresso e in molti ascensori si viaggiava pigiati l’uno all’altro, così come ogni altro giorno.

Rinviati tutti i quanti voti e domani si discuterà solamente di tre argomenti: l’emergenza dell’epidemia da coronavirus, il budget dell’Unione e la crisi al confine tra Grecia e Turchia.  E’ una decisione storica, non era avvenuto neanche durante gli attentati terroristici a Strasburgo.

Nelle prime ore della mattina il gruppo Renew Europe (quello dove confluiscono i francesi di En Marche, il partito del presidente Macron) aveva chiesto di bloccare i lavori. All’appello si è immediatamente aggiunta la delegazione del M5S, il gruppo della sinistra e quello dei verdi. Socialisti e popolari si sono invece detti: “fiduciosi delle scelte del Presidente Sassoli”.

Quasi la metà degli eurodeputati italiani aveva deciso in ogni caso di non partire per Bruxelles, tra loro Tiziana Beghin, capo delegazione del Movimento Cinque Stelle e residente ad Alessandria: “Io mi sento bene, la scelta è stata combattuta perché da una parte c’è il dovere istituzionale di essere presente in Parlamento, dall’altra il senso di responsabilità. Alla fine ho preferito non imporre la mia presenza perché non potevo avere la sicurezza che venissero rispettate le distanze e le norme di sicurezza”. Come lei anche Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia: “Tra i sei eurodeputati del nostro partito per ora nessuno è partito, due di noi arrivano dalle zone interessate dal decreto, speravamo che la sessione potesse essere rinviata integralmente, anche per garantire una corretta rappresentatività, ma visto che la questione non è stata affrontata in tempo utile ridurre i lavori sembra l'opzione più sensata"

La decisione di ridurre i lavori della plenaria è arrivata all’ultimo minuto, appena un’ora prima del dibattito in aula, e ancora non si sa cosa accadrà in futuro, per Jaume Duch Guillot, portavoce del Parlamento: “è difficile fare previsioni, seguiamo l’evoluzione della situazione giorno per giorno”: Allo studio c’è anche la possibilità di portare avanti le votazioni via internet e si cerca di capire come mantenere la distanza di sicurezza di un metro, che rimane in questo momento “un suggerimento, una buona norma”.

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