In Italia il tasso di mortalità per Covid-19 è maggiore che in altri paesi, raggiungendo l'11,8 per cento. La conferma arriva dagli ultimi dati resi noti dall'Istituto superiore di Sanità, che ha esaminato il numero e le caratteristiche delle vittime del Coronavirus nel nostro Paese. Si tratta di un dato, come sottolineano gli esperti, molto influenzato dall'età dei pazienti, dalle condizioni climatiche e anche da sesso. In questo senso, è stato notato come solo il 31,4% dei deceduti sia donna, considerate "più forti" degli uomini nella lotta all'infezione. Per quanto riguarda, invece, l'età media delle vittime è di 80 anni, valore che si abbassa a 62 anni quando si calcola l'età media dei contagiati. Quasi due deceduti su tre, per l'esattezza il 73,5%, sono over 70.

Si registrano sei decessi tra i 20 e i 29 anni, che rappresentano a livello percentuale lo 0,1% del totale. Intanto, sempre secondo quanto riferito da Silvio Brusaferro e Giovanni Rezza, rispettivamente presidente e responsabile del dipartimento malattie infettive dell'Iss, si conferma il rallentamento dei contagi, ma l'indice di trasmissibilità del Coronavirus in Italia è attualmente in media intorno a 1 (ossia una persona con l'infezione può trasmetterla a un'altra) e va ulteriormente ridotto, oltre al fatto che varia da regione a regione. Per vedere meno casi, hanno sottolineato gli esperti, è necessario abbassarlo al di sotto di 1. "Non c'è nessuna zona del Paese dove il virus non circoli- hanno aggiunto – per questo resta molto elevata la soglia delle raccomandazioni e delle restrizioni adottate. Siamo moderatamente ottimisti e contenti che il Sud fino ad ora sia stato risparmiato, non per la temperatura o altro, ma perchè il distanziamento sociale ha fatto sì che dove il numero di infezioni che era basso rimanesse tale. Senza misure in 6 mesi avremmo avuto immunità di gregge con un grande numero di morti e feriti: se ci sarà una fase 2, questa dovrà essere graduale per minimizzare il rischio di una ripresa del numero dei casi".