Guerra, inflazione e salute mentale: gli italiani nel Rapporto Coop 2026 sui consumi

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La famiglia resta il porto sicuro per il 64 per cento degli intervistati, mentre il 28 per cento ha ridotto i consumi ma non per questioni economiche.

Un Paese che cresce poco da vent'anni, preoccupato dai conflitti internazionali e dall'inflazione, che spende meno per mangiare fuori e limita gli acquisti ma non necessariamente per questioni economiche: è questa la fotografia del "Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” presentato giovedì 10 settembre a Milano.

"Una nave in tempesta senza nocchiere, abbiamo perso negli ultimi dieci anni punti di riferimento" nel mondo globale: esordisce così Albino Russo, Direttore Generale ANCC Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) presentando il Rapporto Coop. Perché i consumi e lo stato d'animo degli italiani riflettono il contesto globale.

"Italiani rassegnati"

"Gli italiani sono rassegnati, inquieti, preoccupati per lo scenario internazionale, sono spaventati da un possibile rialzo dei prezzi, dopo quello che hanno già subito, – spiega a Fanpage.it Russo – sono fatalmente rassegnati a un mercato del lavoro che offre nuove occasione ma che non propone un fattivo aumento dei redditi."

Gli italiani, secondo il campione di mille intervistati e di un secondo gruppo che ha partecipato allo studio, sono preoccupati per la guerra (87 per cento), per la situazione economica (77 per cento) e anche per gli affanni personali della vita quotidiana (37 per cento).

In questo contesto, "la famiglia – continua Russo – resta la confort zone degli italiani, ma sempre più piccola, con sempre meno figli, quasi un feticcio per molti di noi. A questo si somma il mantra, quasi l'ossessione, per il benessere fisico e soprattutto psicologico. L'esperienza sostituisce il possesso nella nuova sintassi dei consumi".

Nella quale sprecare meno (per il 65 per cento) è un valore centrale e un risparmiatore su quattro lo fa non solo per risparmiare ma anche come scelta responsabile.

La spesa ai tempi dell'inflazione

"Il Rapporto ha illustrato la complessità del quadro internazionale che si riversa sul comportamento dei consumatori" racconta Domenico Brisigotti, presidente di Coop Italia. "La preoccupazione principale – continua Brisigotti – è quella della ripresa dell'inflazione, perché considerando quanto è avvenuto in questi anni c'è il rischio che questo abbia un impatto molto negativo sulla dimensione dei consumi, ma forse ancora di più sulla qualità dei consumi".

La domanda è debole e resta poco spazio per assorbire ulteriore inflazioni da costi: "Ci auspichiamo – spiega Brisigotti – che aggravi ulteriori, pur nati sotto auspici condivisibili per l’obiettivo che si prefiggono, come la Sugar e la Plastic Tax (attualmente rinviate al gennaio 2027) non aggiungano ulteriori costi".

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