Pensioni

Rivalutazione pensioni 2027, tabella delle simulazioni fascia per fascia: quanto possono aumentare e per chi

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A cura di Luca Pons
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Nel 2027 scatterà la rivalutazione degli assegni delle pensioni, che con tutta probabilità sarà più alta di quanto previsto negli ultimi mesi. L’Istat, infatti, ha registrato un’accelerazione dell’inflazione ad agosto. L’inflazione acquisita è del 2,9%, la previsione per il 2026 è pari al 3,3%. Ecco quanto possono salire gli assegni pensionistici l’anno prossimo.

Nel 2027 gli assegni pensionistici vedranno un aumento significativo, o almeno più alto di quello degli ultimi anni. La percentuale definitiva non c'è ancora – la stabilità il ministero dell'Economia, insieme a quello del Lavoro, in un decreto a novembre – ma le indicazioni che arrivano dall'Istat mostrano che i prezzi quest'anno sono saliti più del previsto.

A una maggiore inflazione, quindi, corrisponde anche una rivalutazione più alta. A inizio settembre l'Istituto di statistica ha fatto sapere che l'inflazione acquisita a settembre è già al 2,9%, mentre il governo Meloni ne aveva prevista una del 2,8% per tutto l'anno.

Come si misura la rivalutazione della pensione e quanto sarà nel 2027

Ogni anno, per legge, l'importo delle pensioni sale in base a quanto sono cresciuti i prezzi l'anno prima, ovvero in base al tasso di inflazione. A stabilire l'aumento è il ministero dell'Economia, che verso metà novembre (quindi prima che l'anno sia finito) fissa la percentuale con un decreto. Se poi, alla fine, l'inflazione ufficiale misurata dall'Istat è più alta si procede con un conguaglio più avanti.

Ad esempio: a novembre il ministero decide a novembre 2026 che l'inflazione da recuperare nel 2027 è del 3%; se poi l'Istat nei mesi successivi, con i dati completi di novembre e dicembre, misura che in realtà è stata del 3,1%, i pensionati ricevono un conguaglio pari allo 0,1% all'inizio del 2028.

Un aspetto tecnico, ma che è utile sottolineare, è che non basta dire "l'inflazione". C'è più di un indicatore che l'Istat usa per misurare l'andamento dei prezzi. Quello che conta per la rivalutazione delle pensioni è l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi. Quello di cui si parla più spesso anche sui giornali, invece, è l'indice dei prezzi per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi. Basta ricordare che sono due percentuali diverse, anche se legate.

Basta guardare all'ultimo bollettino Istat: nel mese di luglio l'inflazione per operai e impiegati (quella che si usa per alzare le pensioni) era del 2,8% rispetto a un anno prima, mentre quella per la collettività era del 2,9%. Una differenza sottile, ma che può anche allargarsi.

Fatto sta che, nel 2026, l'inflazione di entrambi i tipi sarà probabilmente più alta di quanto previsto inizialmente. In primavera, il governo Meloni aveva previsto che sarebbe stata del 2,8%. A settembre, a quanto ha dichiarato l'Istat nei suoi calcoli provvisori (la conferma arriverà il 16 settembre), l'inflazione acquisita era già del 2,9%. L'inflazione acquisita è quella che si avrebbe se non ci fossero più cambiamenti da qui alla fine dell'anno – ma è probabile che gli aumenti non si fermeranno.

La tabella delle simulazioni per la rivalutazione pensioni 2027

Come detto, l'inflazione generale non corrisponde esattamente a quella che si usa per stabilire la rivalutazione delle pensioni, e la risposta ufficiale sull'incremento degli assegni pensionistici arriverà solo a novembre con la circolare del ministero dell'Economia. Tuttavia, con i dati circolati finora, si può stimare – solo in modo indicativo – che l'aumento sarà di circa il 3%. Ecco quindi le simulazioni su quanto possono aumentare le pensioni nel 2027.

Innanzitutto, l'incremento non è uguale per tutti:

  • chi ha una pensione che vale fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, quindi fino a 2.447,40 euro lordi al mese, ottiene il 100% dell'inflazione, quindi in questa simulazione un aumento del 3%
  • per la fascia di pensione tra quattro e cinque volte il minimo, quindi tra 2.447,41 e 3.059,25 euro lordi, si applica il 90% dell'inflazione, quindi il 2,7%
  • per la fascia di pensione oltre i 3.059,25 euro lordi, si applica il 75% dell'inflazione, cioè il 2,25%.

Questo significa che, per esempio, con una rivalutazione del 3%:

  • una pensione da 1.000 euro lordi aumenta di 30 euro lordi al mese
  • una pensione da 2.000 euro aumenta di 60 euro lordi al mese
  • una pensione da 2.447,40 euro aumenta di 73,42 euro lordi al mese
  • una pensione da 3.000 euro aumenta di 88,34 euro lordi la mese
  • una pensione da 3.500 euro al mese aumenta di 99,86 euro lordi al mese

Quanto aumentano le pensioni minime

Lo stesso meccanismo si applica alle pensioni minime nel 2027. Il trattamento minimo Inps oggi vale 611,85 euro al mese. Se ci fosse una rivalutazione del 3% salirebbe a circa 630,21 euro al mese. L'assegno sociale, che nel 2026 vale 546,24 euro, salirebbe a circa 562,63 euro al mese.

Per le pensioni minime c'è un discorso un po' più ampio. Quest'anno, infatti, i pensionati che ricevono il minimo hanno beneficiato di un aumento ‘straordinario' deciso dal governo Meloni nel 2024: un incremento extra dell'1,3% che andrà in scadenza a fine anno. Dunque, nel 2027 dovrebbe sparire. È chiaro che, se così fosse, per le pensioni minime l'effetto della rivalutazione sarebbe più debole, quasi dimezzato. Da una parte guadagnerebbero il 3% (l'ipotesi della simulazione), ma dall'altra perderebbero l'1,3%.

A meno che il governo Meloni decida di intervenire e prolungare questo aumento, quindi, l'importo potrebbe cambiare così: dagli attuali 619,80 euro al mese, si passerebbe a 630,21 euro al mese. Un incremento di poco più di 10 euro al mese.

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