Container per Israele da Gioia Tauro: 16 in partenza, ma solo in 8 la Gdf esclude materiale militare
Tra marzo e maggio, 16 container diretti verso Haifa, in Israele, sono arrivati nel porto di Gioia Tauro, in Calabria. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare e, nei mesi scorsi, una perizia della Guardia di finanza ha stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato anche per fini bellici.
Ora tutti i 16 container sembrano pronti a partire in direzione di Israele, con partenza prevista per il 14 settembre dal porto calabrese. Secondo il servizio di tracciamento di Msc, la compagnia che gestisce il terminal dei container a Gioia Tauro, il carico arriverà in Grecia con una prima spedizione per poi ripartire dal Pireo, il principale porto del Paese, a bordo di una seconda nave e arrivare ad Haifa il 22 settembre.
I sindacati dei portuali e i collettivi pro-Pal locali seguono la vicenda da mesi e, insieme alla parlamentare del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico e all'europarlamentare di Alleanza Verdi Sinistra Mimmo Lucano, avevano chiesto alla Guardia di finanza di verificare il contenuto dei container. Per sbloccare la situazione era necessaria un'ulteriore verifica da parte di un perito, nominato dal ministero dell'Interno, che potesse analizzare la composizione della lega metallica, dal momento che la legge italiana vieta il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi coinvolti in un conflitto. Secondo l'agenzia Ansa, da un'ulteriore perizia effettuata su 8 dei 16 container non sarebbe emerso alcun "contenuto di rilievo penale".
Ora i sindacati Usb Or.s.a. Mari e Porti chiedono chiarimenti sulle analisi svolte: "Chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento e l'Agenzia delle dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare". La stessa richiesta arriva dai collettivi Bds e La Base, che sottolineano come "continuare a spedire merci, anche in ambito civile, significa indirettamente sostenere il genocidio palestinese". Nella giornata di domani, 9 settembre, i sindacati e i collettivi parteciperanno insieme a Lucano a un'ispezione al porto di Gioia Tauro, con l'obiettivo di verificare la situazione e fermare l'invio dei container.
I container per Israele passati da Gioia Tauro: cosa sappiamo
La vicenda di Gioia Tauro si inserisce in una serie di episodi simili registrati nei porti italiani. Già nel giugno 2025, nello scalo calabrese erano arrivati due carichi di armi destinati a Israele, poi sequestrati dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia delle dogane. A marzo, la Cgil aveva inoltre segnalato a Cagliari la presenza di casse contenenti armi e munizioni dirette a Tel Aviv, successivamente sottoposte a controlli.
A metà marzo, a Gioia Tauro erano arrivati otto container provenienti dall’India e destinati a Haifa, spediti dalla R. L. Steels & Energy Ltd, azienda produttrice di acciaio balistico per uso militare. Le denunce di attivisti pro-Palestina e sindacalisti avevano portato la Guardia di finanza a effettuare verifiche con raggi X e rilevatori di radiazioni. I controlli avevano individuato acciaio di grado militare classificato come dual use, cioè utilizzabile sia in ambito civile sia nella produzione di armamenti, modellato in aste cilindriche e bolle, secondo quanto appreso da Fanpage.it a maggio. Per stabilirne con certezza la natura era però necessario l’esame di un perito nominato dal ministero dell’Interno.
Nel frattempo, altri otto container provenienti dall’India e diretti a Haifa erano arrivati a Gioia Tauro tra marzo e aprile a bordo della nave Msc Virginia. Secondo quanto riferito dagli attivisti, il loro contenuto non era stato ancora sottoposto ad alcuna verifica. Tutto il materiale è destinato alla Banyan Group International, una società commerciale con base in Israele e sedi dislocate in India e negli Stati Uniti, focalizzata sulla cooperazione industriale e tecnologica tra India e Israele.
Otto container diretti in Israele controllati dalla Guardia di finanza: “Nessun rilievo penale”
Dopo mesi di stallo, la spedizione verso Haifa era stata inizialmente riprogrammata per lunedì 8 settembre, quando almeno 2 dei 16 container sarebbero dovuti partire a bordo della nave Msc Contship Joy, che però è salpata da Gioia Tauro nella serata di sabato 5, lasciando il carico a terra. Nel frattempo era nuovamente intervenuto sul caso l'europarlamentare di Avs e sindaco di Riace, Mimmo Lucano, chiedendo "al Prefetto di Reggio Calabria di vietare la partenza dei 16 container per motivi di ordine pubblico e per dare voce a tutti gli italiani che ripudiano la guerra e la sopraffazione che per mesi hanno riempito le piazze del Paese chiedendo di fermare il genocidio in Palestina”. “I miei uffici sono già al lavoro per chiedere all’Agenzia delle Dogane e all’Unità per le autorizzazioni dei materiali d'armamento di rendere pubblici gli atti che riguardano questi container”, afferma Lucano.
Nella giornata di lunedì 8 settembre, una nota dell'agenzia Ansa faceva sapere che da una perizia tecnica svolta dalla Guardia di finanza e dall'Agenzia delle Dogane su otto container "per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele, non è emerso alcun contenuto di rilievo penale". Nella nota l'agenzia non specifica quali container siano stati analizzati, se quelli con acciaio dual use già identificato o se quelli rimasti indietro nelle verifiche. Non è chiaro quindi se si tratti di un'analisi di secondo livello svolta sul carico già ispezionato o se si tratti di un primo esame sui container mai ispezionati. Dal momento che, secondo quanto riportato dall'agenzia, l'esito avrebbe escluso la presenza di materiale bellico, verrebbe meno la necessità di autorizzare il transito del carico, ai sensi della legge 185/90 che vieta di esportare armamenti verso Paesi coinvolti in un conflitto. Nella nota, inoltre, si legge che "il carico è ripartito per la destinazione finale".
La nuova rotta dei 16 container: partenza il 14 settembre
Stando, invece, alle informazioni disponibili attraverso il servizio di tracking di Msc, tutti i 16 container si trovano al momento al porto di Gioia Tauro. A confermare questa informazione sono stati, nella serata di ieri, anche i sindacati dei portuali: "Al momento ci risulta che tutti e 16 i container siano ancora fermi nell'area portuale; che la partenza fosse imminente lo indicavano da giorni i siti di tracciamento". Proprio nella mattinata di martedì 8 settembre la situazione è nuovamente cambiata: tutti i 16 container sembrano pronti a ripartire verso Israele.
La partenza del carico è prevista per lunedì 14 settembre, a bordo della nave Rossella III. Proprio in queste ore l'imbarcazione si sta muovendo dal porto del Pireo, ad Atene, in direzione di Genova, costeggiando tra l'altro la Calabria. Secondo le informazioni disponibili sul sito di Msc, lunedì 14 la Rossella III salperà da Gioia Tauro per fare ritorno ad Atene il 16 settembre, con a bordo i 16 container diretti ad Haifa. Da lì il carico dovrebbe ripartire il 20 settembre a bordo della nave Msc Sheila F, che si trova al momento proprio in viaggio verso Haifa da Atene, per raggiungere Israele il 22 settembre, dopo oltre 6 mesi di stallo sul litorale calabrese.
I sindacati chiedono di vedere la perizia: “Restano tutte le domande”
Alla luce della possibile partenza dei container e dopo l'annuncio dei controlli, i sindacati chiedono che vengano chiariti i dettagli della verifica. Or.s.a. Mari e Porti e Usb Calabria chiedono innanzitutto di sapere "su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri". Secondo le organizzazioni sindacali, inoltre, resta da chiarire cosa abbia effettivamente accertato la perizia: "Affermare semplicisticamente l'assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell'acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l'Uama abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l'utilizzatore finale in Israele".
I sindacati contestano anche l'interpretazione secondo cui il fatto che le barre non fossero destinate direttamente a una fabbrica di armi sarebbe un elemento a discarico. "L'intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo: un destinatario che non produce nulla e gira la merce ad altri dice poco sulla destinazione finale, e scambiarlo per il capolinea della catena è un grave errore di lettura", affermano. Per questo chiedono che la perizia venga resa pubblica, che l'Uama e l'Agenzia delle dogane rendano noti gli atti amministrativi relativi al transito e che il Parlamento possa verificare la documentazione.
“Qualsiasi rifornimento è complicità”: i collettivi calabresi chiedono il blocco della spedizione
Dai collettivi pro-Palestina arriva invece la richiesta di bloccare la partenza dei container. Antonio Viteritti, portavoce di La Base Cosenza, mette in dubbio che l'acciaio possa essere considerato a tutti gli effetti materiale commerciale, dal momento che "questa perizia poi effettivamente non abbiamo avuto modo di vederla". Viteritti afferma a colloquio con Fanpage.it che "di fronte al genocidio, quello che le istituzioni europee e l'Occidente stanno facendo è insufficiente". Per questo, sostiene, "serve iniziare a ragionare sull'imbarco verso Israele per fermare le spedizioni che anche in ambito civile indirettamente sostengono il genocidio palestinese". La Base chiede inoltre di interrogarsi sul ruolo dell'Italia: "Qualsiasi rifornimento di materiali è nei fatti complicità con Israele, sia che vendiamo armi, sia che vendiamo gasolio o acciaio ad uso civile".
Sulla stessa linea Patrizio Maugliani di Bds Calabria, che parla di "uno scaricabarile" nella gestione della vicenda. "Non c'è un riscontro pratico su queste ispezioni – afferma a Fanpage.it – su chi le abbia fatte e su come siano state svolte", afferma. Secondo Maugliani, "rispetto all'omertà delle istituzioni nessuno sta facendo niente". Da cinque mesi, spiega, i collettivi attendono una risposta sulle ispezioni, nonostante siano state presentate diverse interrogazioni parlamentari. "E poi escono queste notizie così, che ti lasciano a bocca aperta, perché dici: ma come è possibile? Sono cinque mesi che aspettiamo".
Nella giornata di domani, i rappresentanti di Bds Calabria, La Base, Or.s.a Mari e Porti e Usb prenderanno parte, insieme a Mimmo Lucano, a un'ispezione al porto di Gioia Tauro. L'obiettivo è fare luce sulla vicenda e chiedere il blocco della spedizione dei 16 container verso Israele, affinché vengano invece restituiti in India.