News su migranti e sbarchi in Italia

Perché Finlandia, Svizzera e Paesi Bassi rimandano i migranti in Italia proprio ora e chi sono i dublinanti

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A cura di Luca Pons
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Anche il governo dei Paesi Bassi ha deciso di rimandare in Italia le persone migranti su cui non hanno competenza: i cosiddetti “dublinanti”. Sono sei i Paesi europei ad aver preso questa strada. Le nuove regole europee entrate in vigore il 12 giugno hanno ridato il via al meccanismo che il governo Meloni aveva bloccato nel 2022. In tutta Europa potrebbero esserci migliaia di dublinanti.

AGGIORNAMENTO: Anche i Paesi Bassi hanno deciso di rimandare in Italia le persone migranti su cui non hanno competenza. L'annuncio è arrivato dopo quello della Finlandia e della Svezia. In precedenza c'erano state l'Austria, la Svizzera e, prima sia in ordine cronologico che per numero di persone potenzialmente trasferibili, la Germania.

Tutti e sei gli Stati fanno riferimento alla stessa normativa, il nuovo Patto Ue su migrazioni e asilo, che è entrato in vigore il 12 giugno 2026. E tutti e sei vogliono portare in Italia persone che rientrano nella cosiddetta categoria dei "dublinanti", persone che sono entrate in Europa passando per il nostro Paese e che, quindi, proprio qui avrebbero dovuto fare richiesta di asilo.

Elly Schlein ha attaccato parlando di un "boomerang" per l'Italia dopo lo scontro di Meloni sui migranti con la Spagna. La premier ha risposto sui social: "Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro". Poi ha difeso la linea italiana: "Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati".

I Paesi Bassi, il sesto Stato a rimandare in Italia i migranti

"I trasferimenti verso l'Italia devono essere nuovamente effettuati conformemente alle norme del Patto. Stiamo pertanto avviando questo processo anche con l'Italia", ha detto la portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza nederlandese Julia Huisman-de Vries a Lapresse: "Questi trasferimenti sono una parte importante del Patto e devono quindi essere attuati correttamente". Ieri sullo stessa linea si era espressa la Finlandia: "Riteniamo che l'entrata in vigore del regolamento Ue sulla gestione dell'asilo e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia. Tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione", aveva affermato il ministero degli Interni. Poco dopo si era unita anche la Svezia.

L'Austria: "Già portate in Italia quattro persone"

Il ministero dell'Interno austriaco ieri aveva dichiarato che quattro persone, dal 12 giugno, sono state trasportate dall'Austria in Italia. Il viaggio è avvenuto con mezzi pubblici. Il ministero ha spiegato che il nuovo Patto consente, "in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell'Ue", di pagargli semplicemente il biglietto del treno o dell'autobus per "recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico".

Non si sa con precisione quante persone l'Austria vorrebbe far spostare in Italia. Così come non è chiaro, al momento, se il governo di Vienna abbia intenzione di rimandare al di là delle Alpi solo coloro che sono arrivati in territorio austriaco dopo il 12 giugno, quando le nuove regole sono entrate in vigore.

L'alternativa sarebbe coinvolgere tutti coloro che sono entrati in Austria dal dicembre 2022, quando il governo Meloni bloccò gli ingressi da altri Paesi europei dicendo di essere in una situazione di estrema "pressione migratoria". Questo è il dubbio che riguarda anche Svizzera e Germania.

Perché i trasferimenti di migranti ripartono adesso

Il motivo per cui Germania, Svizzera, Finlandia, Svezia, Austria e Paesi Bassi hanno ripreso proprio questa estate a parlare di trasferimenti in Italia è che il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo. Non che in passato non se ne fosse discusso, ma il governo Meloni era sempre riuscito a evitare la questione appellandosi al fatto che le nuove regole europee sui migranti erano in fase di trattativa, oppure non erano ancora in vigore.

Quelle regole, che sono ufficialmente operative, definiscono anche come si devono comportare gli Stati Ue con chi arriva in Europa. E la regola fondamentale è rimasta quella del regolamento di Dublino, che il governo Meloni non ha messo in discussione: il Paese responsabile di seguire la domanda d'asilo di una persona migrante è il suo "Paese di primo ingresso" in Europa, il primo in cui è stata identificata. Questo significa, nella grandissima maggioranza dei casi, la responsabilità ricade su Stati di frontiera come l'Italia.

Il Patto stabilisce alcuni meccanismi di solidarietà da parte degli altri Stati, anche se sono vincolanti solo fino a un certo punto. I Paesi più benestanti, ad esempio, possono scegliere di rifiutare l'accoglienza e in cambio pagare il Paese di primo ingresso, entro certe quote. Da parte loro, invece, gli Stati come l'Italia sono tenuti a rispettare gli obblighi se vogliono avere accesso a questi meccanismi di solidarietà.

Perché si parla di "dublinanti" e quanti sono

Visto che la norma che regola questo tema è il Regolamento di Dublino II del 2003, spesso le persone interessate vengono chiamate a livello politico e giornalistico "dublinanti". Si tratta di chi è arrivato, per esempio, in Italia; non ha fatto qui la richiesta di protezione internazionale; è riuscito a entrare in un altro Paese europeo, e adesso si trova lì e vorrebbe che lì si svolgessero le pratiche come, appunto, la domanda d'asilo.

Legalmente, gli Stati in cui queste persone vivono hanno il diritto di rimandarle nel Paese di primo ingresso. E, dal 12 giugno, l'Italia non ha più giustificazioni per rifiutare. Era responsabilità delle autorità italiane assicurare che i dublinanti chiedessero asilo qui. Il governo Meloni ha comunque provato a mettere un freno, sostenendo che possono essere inviate in Italia solo le persone che sono entrate in altri Stati Ue dopo il 12 giugno 2026.

Non è una differenza da poco. Secondo dati Eurostat, dal 2023 al 2025 l'Italia ha ricevuto circa 110mila richieste – 43mila nel 2023, 43mila nel 2024, 24mila nel 2025 – di riammissione dagli altri Paesi europei. Ne ha accettate, in tutto, circa 300: tra 60 e 85 ogni anno. Certo, molte di queste persone negli ultimi anni hanno probabilmente ottenuto l'asilo o hanno già attivato l'iter legale per averlo. In ogni caso, se adesso gli Stati Ue imponessero di applicare le regole in modo retroattivo, ci potrebbero essere migliaia di persone che hanno il diritto di tornare in Italia e fare domanda di protezione. La soluzione, insomma, dovrà essere più politica che tecnica.

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