"Spero di vedere Gabriella Straffi almeno ai funerali. In questi ultimi due anni l'interesse dell'ex direttrice del carcere di Venezia, a cui ordini lavorava mia figlia quando è rimasta vittima di quel colpo di pistola è andando scomparendo. Verrà? O ha dimenticato mia figlia e quello che è successo?". A una manciata di ore dall'esequie di Sissy Trovato Mazza, che si terranno nella sua Taurianova (Reggio Calabria), martedì 22 gennaio, mamma Caterina sfoga tutto il suo dolore per la solitudine di questi ultimi 26 mesi.

Lo sfogo

"Daremo l'ultimo saluto a mia figlia (Sissy è venuta a mancare lo scorso 12 gennaio, ndr) una settimana in ritardo rispetto alla data che avevamo previsto, abbiamo dovuto aspettare che le facessero l'autopsia – dice a Fanpage.it – ma cosa c'era da scoprire? Cosa mai poteva rivelare il corpo di mia figlia dopo due anni di strazio? I medici dovevano esaminarla il 1° novembre 2016, il giorno in cui è rimasta vittima di quel maledetto colpo di pistola, non dopo due anni di malattia e interventi chirurgici. Invece è stata lasciata a se stessa. Perché? A chi dava fastidio quanto accaduto a mia figlia?". "Adesso –  e sottolineo, solo adesso –  sono stati disposti esami sull'arma per estrarre il DNA e sul computer di mia figlia: doveva morire perché si muovesse la macchina della giustizia?".

Un caso con troppe ombre

La storia di Sissy ha inizio molto prima di quel giorno di novembre di due anni fa, nel 2011, quando Sissy, talentuosa calciatrice professionista ed ex militare nell'esercito, tenta il concorso per la polizia penitenziaria. E lo passa, con il massimo dei voti, perché Sissy, come i suoi amici della squadra femminile della ‘Rambla', dove giocava nel ruolo di portiere, sanno, è abituata a vincere. Cinque anni trascorrono sereni nella città di Venezia, dove la poliziotta è assegnata al carcere femminile della Giudecca. Tra il 2015 e il 2016, in concomitanza con il trasferimento di Sissy nell'ufficio amministrazione, si verificano i primi attriti. Sissy racconta ai suoi, in Calabria, di aver fatto delle scoperte scottanti in quell'istituto: la presenza di droga e i comportamenti scorretti del personale nei confronti delle recluse. Mentre raccoglieva tali elementi, alcuni dei quali portati al'attenzione dell'allora direttrice Gabriella Straffi, Sissy è rimasta vittima di un colpo di pistola mentre eseguiva un controllo nell'ospedale civile di Venezia. Sono in molti a pensare che qualcuno abbia voluto metterla a tacere per fermare la sua attività di indagine.