ArcelorMittal "ha convocato i coordinatori di fabbrica e ha comunicato che sospende la procedura di spegnimento impianti e riapre gli uffici commerciali, per la vendita del prodotto, in attesa della sentenza del Tribunale di Milano. L'Afo2 al momento resta attivo". Lo afferma Giuseppe Romano, segretario generale Fiom Cgil Puglia e Taranto, dopo le comunicazioni ricevute a Taranto dall'azienda. Anche Rocco Palombella segretario generale della Uilm, parlando al programma di Radio1 Zapping ha poi confermato che A.Mittal ha reso noto di aver disposto la sospensione delle procedure per lo spegnimento dell'altoforno 2 dello stabilimento di Taranto. Intanto la Procura di Milano che indaga sulla gestione di ArcelorMittal dell'ex Ilva si sta orientando ad iscrivere il fascicolo per diversi reati in ambito fallimentare e per false comunicazioni.

Danni incalcolabili all'economia nazionale

In precedenza, l'intenzione di ArcelorMittal di spegnere gli impianti era stata definita un "inadempimento plateale e conclamato". A dirlo sono stati i commissari dell'ex Ilva di Taranto nel ricorso cautelare contro la richiesta del gruppo franco-indiano di recedere dal contratto d'affitto. La "gravissima" e "unilaterale" iniziativa con cui ArcelorMittal vuole sciogliere il contratto di affitto dell'ex Ilva e che riguarda un impianto industriale di "interesse strategico, determinerebbe (…) danni sistemici incalcolabili" in definitiva a carico dell'"intera economia nazionale" e creando anche "una gravissima crisi occupazionale" e lasciano "irrisolte (…) problematiche ambientali e di sicurezza". Anche questo passaggio è riportato nel ricorso d'urgenza dei commissari contro l'atto di recesso del gruppo franco-indiano.

Ministro Boccia: "Pronti a mettere commissari"

Se Arcelor Mittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l'ex Ilva scatterà "l'amministrazione straordinaria, con un prestito ponte" da parte dello Stato in modo da riportare l'azienda sul mercato entro un paio d'anni. Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha risposto a ‘Circo Massimo' su Radio Capital a chi gli chiedeva quale fosse il piano B del governo per l'ex Ilva. "Mittal – ha aggiunto Boccia – ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto. E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana". E se non lo facesse? "C'è l'amministrazione straordinaria che ha salvato l'Ilva dal crack dei Riva – ha risposto il ministro – con un prestito ponte e con l'obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l'azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema. Alternativa non c'è". Solo una volta decisa l'amministrazione straordinaria "si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io – ha concluso Boccia – penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari".