Ex atleta paralimpica bloccata 12 ore in aeroporto: “Controlli infiniti alla sedia a rotelle, ho perso il volo”
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Dalle 8 del mattino alle 22.30 di sera. Questo è il tempo interminabile che la 69enne Patrizia Saccà ha trascorso all'aeroporto di Torino Caselle. Ha perso il volo, e per non perdere anche la vacanza che l'attendeva in Calabria è stata costretta a comprarne uno nuovo, spendendo soldi in più.
A Fanpage.it, Saccà spiega di essersi sentita "umiliata per il trattamento subìto in aeroporto". E che "i rallentamenti prima nella Sala Amica – quella che presta assistenza alle persone con disabilità – e soprattutto ai controlli, hanno fatto perdere molto tempo. Purtroppo non è un problema solo mio ma riguarda tutte le persone con disabilità che viaggiano".
A determinare la perdita del volo è stato il protrarsi dei controlli sulla batteria al litio della sua sedia a rotelle. Uno strumento che permette di muoversi in carrozzina con più facilità, ed è quindi particolarmente utile in caso di spostamenti lunghi in luoghi come gli aeroporti.
"Oggi [2 settembre n.d.r.] mi ha chiamata il presidente dell'Enac, era molto dispiaciuto e voleva sapere come fossero andati i fatti – fa sapere Saccà – La compagnia aerea invece dice che dovevo muovermi prima, e sostiene che l’agenzia non aveva mandato i documenti, ma da quello che ho appurato non è così".
Il racconto: "Il tempo passava e alla fine sono rimasta a terra"
Quando è arrivata a Torino Caselle, Saccà non si aspettava certo di avere davanti a una trafila tanto lunga e complessa. Il primo rallentamento si è verificato nella Sala Amica: "Prima noi atleti paralimpici eravamo gli unici a viaggiare. Adesso non è più così, e i sistemi di assistenza si devono adeguare alla nuova mole di lavoro. Inoltre, l'assistenza in aeroporto viene fornita anche alle persone anziane, che sono moltissime".
La ex atleta, oggi insegnante di yoga, ha quindi atteso il suo turno al bar dell'aeroporto. "Quando ho visto che il tempo passava sono tornata in Sala Amica, e lì mi hanno finalmente accompagnata aò check-n, dove però l'addetta al controllo ha impiegato un quarto d’ora per controllare, anche se avevo la documentazione e viaggio spesso, quindi sapevo che era tutto in regola".
Qui subentra la questione della batteria ricostruita su La Stampa e poi raccontata dalla stessa Saccà sulla sua pagina Facebook. "La batteria, secondo la documentazione che avevo con me, era consentita e conforme alle regole. Avevo persino il documento in mano. Eppure, mentre cercavo semplicemente di partire, il tempo passava. E alla fine io sono rimasta a terra".
Saccà è stata un'atleta paralimpica di tennis tavolo, ha partecipato a due paralimpiadi vincendo la medaglia di bronzo a Barcellona nel 1992. Oggi insegna yoga e scrive libri: è una donna abituata a combattere e spesso anche a vincere. Eppure al check-in della compagnia low-cost con cui stava viaggiando qualcosa è andato storto.
La capacità della batteria al litio della sua sedia a rotelle è di 300 Wh per 1 kilo di peso. In linea con il limite imposto dalle regole della Iata (International Air Transport Association).
"Allo sportello del check-in mi è stato contestato che quelle informazioni non risultavano", si lamenta Saccà. Il tempo passava, e alla fine il suo volo è stato chiuso. Un bel problema dato che stava per partire per le vacanze. La donna infatti è stata costretta ad acquistare un altro volo e pagare un taxi per raggiungere una destinazione diversa da quella inizialmente prevista. "È stata una spesa economica importante, oltre alla frustrazione, alla rabbia e all'impotenza di chi si trova davanti a una decisione che non riesce a comprendere".
Ma, secondo l'atleta, in gioco c'è ben più del danno economico.
"Non voglio che altri vivano quello che ho vissuto io"
Sui suoi social Saccà ha lanciato un appello in cui chiede sia rigore, ma anche comprensione umana: "Nel racconto non ci sono soltanto io. Ci sono anche altre persone che raccontano di essere state trattate male, di essersi sentite ignorate, umiliate o lasciate senza risposte". E cita il caso recente di Manuel Bortuzzo, a cui è stata rotta la sedia a rotelle durante un volo.
"Noi viaggiamo stretti, siamo molto scomodi e inoltre abbiamo bisogno di ausili come cateteri e altro. Quando viaggiamo nel nostro bagaglio non ci sono solo tacchi e vestiti da sera, ma anche tutti gli oggetti che mi servono per passare ore e ore in aeroporto. Perché se una persona senza disabilità può arrivare una o due ore prima del volo, noi dobbiamo farlo molto prima. Sono tutti ostacoli che oggi devono essere presi in considerazione", sottolinea a Fanpage.it.
"Ed è proprio per questo che oggi scelgo di parlare – spiega – Lo faccio perché non voglio che un'altra persona debba vivere quello che ho vissuto io. Se esistono regole, devono essere applicate correttamente. Se c'è un dubbio, deve poter essere verificato in tempi ragionevoli. Se un passeggero ha con sé la documentazione necessaria, deve essere ascoltato. E soprattutto, chi viaggia deve poter avere la certezza di essere trattato con rispetto e dignità. Perché dietro ogni passeggero c'è una persona".