Ex atleta paralimpica bloccata 12 ore in aeroporto: “Controlli infiniti alla sedia a rotelle, ho perso il volo”

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Patrizia Saccà
Patrizia Saccà, atleta paralimpica di 69 anni, perde il volo da Torino per i controlli sulla batteria al litio della sua sedia a rotelle e denuncia di aver provato “rabbia e impotenza”

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Dalle 10 del mattino alle 22.30 di sera. Questo è il tempo interminabile che la 69enne Patrizia Saccà ha trascorso all'aeroporto di Torino Caselle. Ha trascorso una giornata in aeroporto, ha perso il suo volo, e per non perdere la vacanza che l'attendeva in Calabria è stata costretta a comprare un nuovo volo.

Tutto questo per il protrarsi dei controlli sulla batteria al litio della sua sedia a rotelle. Uno strumento con cui muoversi in carrozzina è più facile, ed è quindi particolarmente utile in caso di spostamenti lunghi, come quando si va in aeroporto.

Il racconto: "Il tempo passava e alla fine sono rimasta a terra"

Come ricostruisce La Stampa, quando è arrivata a Torino Caselle, Saccà non si aspettava certo di avere davanti a sé una trafila di controlli lunga più di 12 ore. È lei stessa a raccontare sulla sua pagina Facebook come si sono svolti i fatti: "La batteria, secondo la documentazione che avevo con me, era consentita e conforme alle regole. Avevo persino il documento in mano. Eppure, mentre cercavo semplicemente di partire, il tempo passava. E alla fine io sono rimasta a terra".

Saccà è stata un'atleta paralimpica di tennis tavolo, ha partecipato a due paralimpiadi vincendo la medaglia di bronzo a Barcellona nel 1992. Oggi insegna yoga e scrive libri: è una donna abituata a combattere e spesso anche a vincere. Eppure al check-in della compagnia low-cost con cui stava viaggiando qualcosa è andato storto.

La capacità della batteria al litio della sua sedia a rotelle è di 300 Wh. In linea con il limite imposto dalle regole della Iata (International Air Transport Association).

"Allo sportello del check-in mi è stato contestato che quelle informazioni non risultavano", si lamenta Saccà. Il tempo passava, e alla fine il suo volo è stato chiuso. Un bel problema dato che stava per partire per le vacanze. La donna infatti è stata costretta ad acquistare un altro volo e pagare un taxi per raggiungere una destinazione diversa da quella inizialmente prevista. "È stata una spesa economica importante, oltre alla frustrazione, alla rabbia e all'impotenza di chi si trova davanti a una decisione che non riesce a comprendere".

Ma, secondo l'atleta, in gioco c'è ben più del danno economico.

"Non voglio che altri vivano quello che ho vissuto io"

Sui suoi social Saccà ha lanciato un appello in cui chiede sia rigore, ma anche comprensione umana: "Nel racconto non ci sono soltanto io. Ci sono anche altre persone che raccontano di essere state trattate male, di essersi sentite ignorate, umiliate o lasciate senza risposte". E cita il caso recente di Manuel Bortuzzo, a cui è stata rotta la sedia a rotelle durante un volo.

"Ed è proprio per questo che oggi scelgo di parlare – spiega – Lo faccio perché non voglio che un'altra persona debba vivere quello che ho vissuto io. Se esistono regole, devono essere applicate correttamente. Se c'è un dubbio, deve poter essere verificato in tempi ragionevoli. Se un passeggero ha con sé la documentazione necessaria, deve essere ascoltato. E soprattutto, chi viaggia deve poter avere la certezza di essere trattato con rispetto e dignità. Perché dietro ogni passeggero c'è una persona".

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