Bloccati in Norvegia con 5 bimbi piccoli: “Ci hanno insultati perché italiani invece di aiutarci”

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Cinque bambini e otto adulti sono rimasti bloccati all’aeroporto di Bergen (Norvegia) a causa dello sciopero dei controllori di volo. “Ci hanno insultato perché siamo italiani, non mi sarei mai aspettata di ricevere un trattamento simile. Ai bambini abbiamo detto che erano supereroi son la missione di tornare a casa”

Nel caos scoppiato sabato all'aeroporto internazionale di Bergen dopo l'inizio dello sciopero dei controllori di volo, sono finiti anche cinque bambini di un gruppo di italiani proveniente dalla Lombardia. Dopo la cancellazione improvvisa del loro volo un'ora prima della partenza, insieme hanno attraversato 3 nazioni, fatto 15 ore di treno, e 4 ore di volo, per poter tornare a casa in italia.

A raccontare a Fanpage.it questa epopea è Cristina D'Ambrosio: "La compagnia aerea non ci ha dato alcun supporto, e anzi abbiamo subito un trattamento che non mi sarei mai aspettata di ricevere in un paese come la Norvegia. Ci siamo sentiti rivolgere insulti razzisti perché siamo italiani, e nessuna ha tenuto in considerazione che viaggiavamo con bambini piccoli".

La testimonianza: "Ci hanno insultato perché siamo italiani"

Cristina e il suo gruppo – composto da 13 persone, di cui 5 bimbi – si sono visti cancellare il volo improvvisamente sabato pomeriggio. "Era uscito il gate e stavamo per salire quando il volo è stato cancellato. Siamo andati subito al desk della nostra compagnia per chiedere cosa fosse successo e ci hanno risposto che saremmo stati ricollocati sul primo volo disponibile".

Le cose però iniziano a mettersi subito molto male. Lo sciopero dei controllori di volo aveva lo scopo di creare serie difficoltà alla società di gestione di Beren, la Avinor, e ci sono riusciti. "Sono andata a recuperare il bagaglio, molti non lo trovavano nemmeno perché era già imbarcato. Era il caos. Dopo siamo tornati dalla compagnia e questa volta ci hanno detto che la situazione era seria, che lo sciopero era molto pesante. Poi hanno aggiunto che loro non avevano nessuna colpa e quindi dovevamo arrangiarci, anzi ci hanno consigliato di muoverci a trovare una sistemazione, perché erano consapevoli che a Bergen c'era un festival e quindi i posti per dormire scarseggiavano".

Alcuni, come Nicolò, hanno dormito in aeroporto, sulle stuoie di fortuna consegnate dai volontari della croce rossa. Altri, come Debora e il suo compagno, hanno speso 900 euro tra taxi e alloggio per trovare una sistemazione in una cittadina vicina.

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Italiani dormono a terra all'aeroporto di Bergen (Norvegia) dopo la cancellazione del volo

Quando è stato chiaro che essendo un gruppo numeroso non avrebbero trovato un posto per dormire in alta stagione all'ultimo minuto, Cristina è tornata dalla compagnia. "Erano ormai le 7 di sera, e ho detto che non sapevo dove fare dormire 5 bambini piccoli. Lo steward di terra mi ha risposto che non erano problemi suoi e deridendomi ha aggiunto che noi eravamo italiani, quindi dovremmo essere abituati agli scioperi. Quando ho risposto dicendo che era inammissibile, che era un commento assolutamente razzista i suoi colleghi lo hanno spalleggiato. Mi sono sentita aggredita. È stato allucinante, mi hanno detto di non urlare perché tanto gli italiani fanno sempre così. Quindi proprio un insulto razzista".

Cristina esce sconfortata dall'aeroporto di Bergen insieme al suo gruppo: non ha appoggio, nessun posto per dormire e speranze di trovarlo di sabato sera pari a zero. "Ci siamo messi a chiamare tutti gli alberghi di Bergen, e siamo anche andati a bussare alle strutture intorno, finché la ragazza di un motel ci ha fatto pagare 250 euro una stanza con tre letti. Abbiamo quindi deciso di dividerci: noi 5 mamme e i nostri bambini saremmo rimaste lì, i nostri mariti avrebbero dormito in stazione".

Per fortuna però la fortuna ha assistito gli uomini del gruppo risparmiando loro una notte all'aperto: "Il cameriere del ristorante dove siamo andati era italiano, sentendo la situazione ha detto che piuttosto che lasciarli dormire in stazione gli avrebbe dato ospitalità nella sua cameretta. Si sono messi per terra, ma almeno erano al coperto, anche perché a Bergen il clima è diverso, lì adesso fa freddo".

Il viaggio attraverso tre nazioni con 5 bimbi piccoli

La mattina dopo alle 6, il marito di Cristina è andato in stazione per prendere un treno per Oslo. "L'aeroporto di Bergen era quello più in difficoltà, continuava a cancellare voli, e dato che la situazione a Oslo sembrava migliore abbiamo deciso di provare a partire da lì".

Così prendono un treno panoramico che impiega 9 ore per arrivare a destinazione, perché sul diretto non c'erano posti. "Il più grande dei bambini ha 5 anni, il più piccolo 2 e mezzo. Abbiamo detto loro che era un'avventura, che erano supereroi la cui missione era quella di tornare a casa. Abbiamo cercato di salvare la situazione, ma dopo tante ore di viaggio anche per loro la stanchezza si faceva sentire".

"Arrivati a Oslo il nostro gruppo ha iniziato a separarsi.Una famiglia è riuscita a prendere un autobus che aveva solo tre posti per Genova. Di comune accordo abbiamo dato priorità a loro, il bambino si è fatto tutta la notte in autobus. Gli altri bimbi si sono fermati a dormire ad Oslo con noi e da li abbiamo preso il treno per Göteborg, in Svezia, la mattina di lunedì. Una volta lì abbiamo preso aerei diversi nel pomeriggio. Facendo scala in Germania siamo arrivati a Francoforte, e da lì finalmente a Milano".

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