24 Novembre 2016
11:44

Ergastolo a Gianni ‘il bello’ Melluso, il grande accusatore di Enzo Tortora

L’ex camorrista, 60 anni, è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Sabine Maccarrone, la donna italo-svizzera uccisa nel 2007 e ritrovata poi in un pozzo in campagna a Mazara del Vallo (Trapani). Melluso fu uno dei principali artefici del caso di malagiustizia che vide protagonista l’ex conduttore di Portobello negli Ottanta.
A cura di Biagio Chiariello

L'ex pentito di camorra Gianni Melluso, 60 anni, conosciuto all'anagrafe del clan col soprannome di ‘Gianni il bello’ ma soprattutto per essere il grande accusatore del compianto Gianni Tortora, passerà il resto della vita in galera. È stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sabine Maccarrone, la donna italo-svizzera uccisa nel 2007 e ritrovata poi in un pozzo in campagna a Mazara del Vallo (Trapani). La sentenza è stata pronunciata oggi dalla Corte d'Assise di Trapani.

L'omicidio Sabine Maccarrone

A tirare in ballo Melluso era stato il pregiudicato mazarese Giuseppe D’Assaro, poi condannato per questo delitto a 30 anni di carcere: esecutore materiale del delitto, di cui mandante sarebbe stato “Gianni il bello”: sembra che voleva liberarsi della sua compagna. “Mi disse di ammazzarla”, aveva raccontato D’Assaro. “Non mi spiegò però le ragioni ed io non feci domande. In questi casi è meglio non farle”. L’uomo spiegò di avere accettato la proposta in cambio di un’abitazione. “In quel periodo volevano ammazzarmi. Avevo bisogno di un appartamento in cui andare a stare. Melluso mi disse che mi avrebbe regalato un’abitazione di proprietà del fratello”. Il cadavere della donna, coperto con tegole e massi, fu ritrovato il 16 aprile 2007 dentro un pozzo artesiano accanto all’abitazione di campagna, in contrada San Nicola, a Mazara del Vallo, di proprietà della madre di D’Assaro. Per concorso in occultamento di cadavere, era stato chiesto il rinvio a giudizio di Yamina Reguiai Bent Hedi, 49 anni, tunisina, che avrebbe aiutato l’assassino a nascondere il corpo di Sabine Maccarrone dentro il pozzo. Il gup, però, aveva disposto il non luogo a procedere per prescrizione del reato. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la vicenda sarebbe da inquadrare nell’ambito di un traffico di droga. Giuseppe D’Assaro già nel 1985 aveva commesso un primo omicidio, uccidendo a bastonate un uomo di 75 anni (Antonio Signorelli) in un tentativo di rapina. Lo stesso D'assaro aveva fatto dichiarazioni e smentite sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone.

Le accuse a Enzo Tortora

Tra gli accusatori dell’ex presentatore Enzo Tortora c’erano  gli ex camorristi Giovanni Pandico e Pasquale Barra, a cui si aggiunse – appunto – Melluso che raccontò ai pm di Napoli di aver ceduto al giornalista dosi di cocaina procurategli dall'allora boss della mala milanese Francis Turatello. Questa e le altre contestazioni a suo carico – emerse nei verbali dei pentiti della Nco – costarono a Tortora una condanna in primo grado a 10 anni di carcere per associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Le foto che ritraevano il conduttore di ‘Portobello’ con le manette ai polsi, affiancato da due carabinieri, sono purtroppo entrate a far parte della storia. Il 13 giugno dell’87 si chiuse uno casi più noti di malagiustizia italiano con l’assoluzione in Cassazione di Tortura. Nel 1995, Melluso chiese scusa alla famiglia di Tortora, scomparso di cancro nel 1988, ammettendo in un'intervista: “Ho fatto male a un uomo innocente e sento il dovere di restituire dignità alla sua memoria. Quando mi trovavo davanti Tortora nei confronti, quando lo vedevo invecchiato e malato, ne avevo pena. Ma cosa potevo fare? Ero inchiodato a un maledetto copione che dovevo recitare”. Quasi trent’anni dopo, Melluso è tornato a far palare di sé.

"La Corte di assise di Trapani ha condannato all'ergastolo per omicidio Gianni Melluso detto ‘il bello'. Si tratta di uno dei grandi accusatori di Enzo Tortora, in quello che è stato uno dei casi più tristemente noti di mala giustizia. La Rai colga l'occasione di questa condanna per ricordare, il particolare ai più giovani, quella pagina buia della giustizia italiana, che ha coinvolto uno dei suoi volti simbolo". E' quanto scrive su facebook il deputato del partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.

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