8 Giugno 2022
10:24

Energia e gas, Tabarelli: “Con la guerra in Ucraina rischio blackout alto: stoccaggi insufficienti”

L’Italia non sta stoccando abbastanza energia. A dirlo è il professore Davide Tabarelli a Fanpage.it: “Con la guerra il rischio di interruzioni nelle forniture è sempre presente”.
Intervista a Prof. Davide Tabarelli
Fondatore e presidente di NE- Nomisma Energia, centro di ricerca indipendente specializzato su energia e ambiente
A cura di Chiara Ammendola
Foto di Sean Gallup/Getty Images
Foto di Sean Gallup/Getty Images

“Con una guerra in corso il rischio di interruzioni è sempre presente e l'Italia non sta stoccando abbastanza energia per affrontare una improvvisa emergenza”, a dirlo a Fanpage.it è il professore Davide Tabarelli, fondatore e presidente di NE- Nomisma Energia, centro di ricerca indipendente specializzato su energia e ambiente. Il rischio è trovarsi impreparati soprattutto per il prossimo inverno quando i prezzi saliranno nuovamente e ci si troverà dinanzi al blocco delle forniture di petrolio provenienti dalla Russia entro fine anno e di quelle del gas entro la primavera: “Quest'inverno i prezzi saranno tre volte quelli che sono adesso ed è per questo che servono delle scorte gigantesche che però non stiamo facendo. Se dovessimo immaginare lo scenario peggiore? In quel caso l'Italia sarebbe costretta a fare razionamento, ovvero consegnare meno quantità di gas, abbassare le temperature, blackout controllati sull'elettricità. E sono cose che non abbiamo mai affrontato nell'era moderna”.

Energia e gas: l'Italia rischia davvero di restare senza il prossimo inverno?
Guardi noi quando arriva il caldo, come le cicale, diventiamo un po' meno attenti al problema. Come mi ha detto un esperto qualche giorno fa: “Aspetta questo inverno”. Per il momento i prezzi stanno leggermente scendendo, quindi se vogliamo, per i consumatori, ci sono segnali positivi, ma è prematuro lasciarsi andare a facili ottimismi, perché la situazione non è del tutto rosea.

Cosa dobbiamo aspettarci?
La cosa sicura è che non faremo l'embargo sul gas prima della prossima primavera, per quanto riguarda il petrolio, come sappiamo, abbiamo fatto una scelta coraggiosa, quindi il blocco scatterà entro fine anno. Questo lasso di tempo permetterà ai prezzi di scendere ancora un po', almeno per il momento. Ora per dire oscilliamo verso gli 80 euro per 1 Megawattora (MWh prodotto col gas) che è un segnale confortante.

Quali sono le alternative? 
Se guardiamo ai mercati però possiamo notare che da una parte questi non funzionano correttamente e dobbiamo darci da fare per mettere un limite al prezzo, dall'altra coi prezzi così alti inizia a muoversi qualcosa: in Europa sta arrivando molto gas, soprattutto dagli Stati Uniti. In uno scenario di emergenza ci muoviamo più velocemente nel reperire fonti energetiche. Basti pensare ai diversificatori galleggianti, ovvero prendere delle vecchie navi e riconvertirle così da evitare problemi di permessi su terra. Questo ci fa capire che il mercato se vuole, funziona.

Davide Tabarelli
Davide Tabarelli

Professore lei è ottimista, se dovessimo pensare al cosiddetto "worst scenario"?
A quel punto noi saremo costretti a fare razionamento, ovvero consegnare meno quantità di gas a partire dalle industrie. Razionamento vuol dire abbassare le temperature, anche se mi preme dirlo non è solo così che si risparmia, ma soprattutto un rallentamento dell'attività economica, blackout controllati sull'elettricità. E sono cose che non abbiamo mai affrontato nell'era moderna.

Il ministro Cingolani ha parlato di stoccaggio
Gli stoccaggi sono uno strumento che andrebbe sempre utilizzato al suo massimo, andrebbero riempiti non solo per le emergenze. E in questo momento non li stiamo riempendo velocemente e questo è un problema. Non riusciamo a fare le scorte necessarie in modo sufficientemente veloce, considerato che quello che stiamo vivendo è un periodo di crisi.

Grano bloccato, embargo al petrolio entro fine anno e blocco alle forniture di gas per la prossima primavera: la situazione è tutt'altro rosea
Ed è per questo che non capisco la tranquillità attuale dei mercati. Con una guerra in corso il rischio di interruzioni è sempre presente.

Ma nessuno sembra curarsene abbastanza, mi sta dicendo
I prezzi seguono la stagionalità della domanda, quest'inverno i prezzi saranno tre volte quelli che sono adesso ed è per questo che servono delle scorte gigantesche che però non stiamo facendo. Stiamo riempendo molto meno di quello che faremmo in condizioni normali. Le spiego: se non ci fosse la guerra sarebbe accettabile, ma con un conflitto in corso e il rischio grave di interruzione… no. Poi possiamo raccontarci che i russi non hanno interessa a tagliare, così come gli ucraini e l'Unione Europea. La situazione è critica.

E l'Italia cosa può o deve fare? 
L'Italia può sfruttare le centrali a carbone che riuscirà ad riaprire, spingere al massimo le fonti rinnovabili che sappiano hanno dei limiti fisici e non possono essere la soluzione né nel medio né nel lungo termine. Qualcosa sì, direi che possiamo e dobbiamo farla.

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