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Dottoressa spiata e pedinata con un GPS: chiesta l’archiviazione per l’investigatore privato

Una dottoressa del Leccese è stata pedinata per mesi con un GPS installato sull’auto. Scoperto il dispositivo, ha denunciato. La SIM è intestata a un investigatore, ma mandante e movente restano ignoti e l’inchiesta rischia l’archiviazione.
A cura di Davide Falcioni
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Per un tempo imprecisato qualcuno ha seguito ogni suo spostamento. Una dottoressa, medico di base in un centro della provincia di Lecce, è stata pedinata e monitorata attraverso un dispositivo GPS installato sulla sua auto. Un controllo costante: mentre si recava dai pazienti, durante le commissioni quotidiane, nei viaggi privati. La scoperta del ricevitore ha fatto scattare immediatamente la denuncia ai carabinieri, che hanno sequestrato il dispositivo e risalito a una SIM intestata al titolare di un’agenzia investigativa. Ma chi abbia commissionato l’installazione e per quali ragioni resta, ancora oggi, senza risposta.

I sospetti iniziali si sono concentrati su una figura mai davvero approfondita: l’ex marito. Tuttavia, nel giudizio civile per la separazione non è stato prodotto alcun documento in grado di attestare un’attività di pedinamento. Un’assenza che pesa, così come pesa un altro nodo centrale della vicenda, destinato a sollevare interrogativi di più ampio respiro sul piano giuridico. Per la posizione del titolare dell’agenzia investigativa – identificato come intestatario della SIM inserita nel GPS – è stata infatti richiesta l’archiviazione.

È proprio questo il punto che la difesa della donna contesta nell’atto di opposizione alla richiesta di chiudere l’inchiesta. “Con questo provvedimento – spiega il legale della donna – si autorizzerebbero tutti i titolari di licenza di investigazione privata ad effettuare ciò che neppure la polizia giudiziaria può fare senza una autorizzazione del giudice; questo precedente sarebbe veramente un notevole progresso giuridico sulla libertà di indagine da parte di ogni privato, fino ad oggi non consentita. Se fosse accolta tale richiesta, e quindi il principio giuridico – precisa sempre l’avvocato – si autorizzerà da domani ogni cittadino, quando lo vorrà, a far apporre da un investigatore privato, ad esempio, sull’autovettura privata di un pubblico ministero o di un magistrato un gps senza alcuna conseguenza sanzionatoria, non essendo diversa la tutela rispetto ad un rispettabile medico che esercita la sua attività”.

Eppure la posizione dell’investigatore era finita sotto la lente degli inquirenti. Convocato in caserma come persona informata dei fatti, si era presto reso conto della delicatezza della sua situazione: l’audizione fu interrotta per consentirgli di nominare un avvocato. Nonostante ciò, la Procura non ha mai proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati, in assenza di elementi certi su chi abbia chiesto il monitoraggio e sulle ragioni di un controllo che si estendeva anche alle visite domiciliari della dottoressa.

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