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Dopo le proteste il Vaticano si inventa le benedizioni lampo per le coppie gay: “Durino 10-15 secondi”

Chiesa nel caos dopo la promulgazione della Fiducia Supplicans: la Congregazione per la Dottrina della Fede prova a chiarire il testo, ma crea più confusione.
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Dopo la bufera che ha seguito la promulgazione della Fiducia supplicans sulla benedizione delle coppie gay con il beneplacito di papa Francesco, l’ex Santo Uffizio corre ai ripari.

Dopo la promulgazione del documento da parte della Congregazione della Dottrina della Fede numerose conferenze episcopali nel mondo, dall’Europa all’Africa fino alle Americhe, ne hanno rigettato il contenuto. Ordini come la fraternità San Pio X, cioè i lefevbriani, sono entrati in aperta rivolta e ci sono addirittura sacerdoti che hanno disconosciuto l’autorità di papa Francesco.

Un disastro per la Chiesa cattolica, che ha, invece, ottenuto ampi apprezzamenti da ambienti laici per questa decisione che era attesa da più parti e da molto tempo. Per arginare le critiche, però, la Congregazione ha ritenuto emettere un comunicato stampa che, invece di chiarire la situazione, crea ancor più confusione, se questo è ancora possibile.

Basti pensare che, mentre la Fiducia supplicans consentiva benedizioni senza paramenti liturgici e fuori dalle chiese per evitare che si pensasse che tali le unioni tra persone dello stesso sesso fossero state equiparate dalla Chiesa a matrimoni religiosi, sono fioccate un po’ ovunque foto di sacerdoti in paramenti sacri che celebravano tali benedizioni sugli altari.

Se è vero che la dichiarazione “resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione” e che “si agisce, di fronte a coppie irregolari senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio” la pratica ha già portato a una evidente equiparazione dei riti, che ha mandato in rivolta soprattutto gli ambienti cattolici più tradizionalisti.

La Congregazione sottolinea che tali benedizioni "non approvano né giustificano la situazione in cui si trovano queste persone" e che i singoli sacerdoti prima di impartirle possono anche prendersi un tempo per rifletterci su, per leggere ed interpretare il documento. In questo modo, però, la Chiesa viaggerà a velocità differenti: in Occidente si benediranno le coppie gay, altrove no.

Il comunicato stampa poi inventa la categoria delle “benedizioni spontanee” che sarebbe diverse da quelle liturgiche. Le prime possono durare “dieci o quindici secondi” come se la potenza della benedizione dipendesse dal tempo per recitarla.

Tali benedizioni rappresenterebbero non una approvazione né la ratifica di una unione gay, perché il sacerdote non "pone condizioni e non vuole conoscere la vita intima di queste persone". Ma se si tratta di una benedizione richiesta da una coppia omosessuale come potrebbe il sacerdote non sapere che si tratta di persone che, ai sensi del catechismo della Chiesa cattolica, attualmente in vigore, compiono atti definiti come “intrinsecamente disordinati”?

Il comunicato afferma che queste benedizioni sono “semplici canali pastorali che aiutano le persone a manifestare la propria fede, sebbene siano grandi peccatori” confermando quindi la condizione di grave peccato che la Chiesa lega ad atti omosessuali. Lascia perplessi, tuttavia, il fatto che la Chiesa vieti, in generale, qualsiasi tipo di manifestazione esteriore di approvazione ai peccatori manifesti, per evitare scandalo alla maggioranza dei fedeli, tranne che in questo specifico caso.

C’è grande confusione, dunque, nella Chiesa e il comunicato stampa della Congregazione, che pur voleva gettare benzina fuoco, contribuirà senza dubbio ad alimentarla.

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