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Donna cieca prenota hotel in Trentino, rifiutata per il cane guida: “Miei diritti non riconosciuti”

L’episodio è stato raccontato dall’associazione “Vorreiprendereiltreno” che si occupa di sensibilizzazione, inclusione e abbattimento delle barriere architettoniche, sociali e culturali in tutta Italia. “In un mondo civile non dovrebbe accadere”, dice la protagonista della storia.
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A cura di Biagio Chiariello
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Dal profilo vorreiprendereiltreno
Dal profilo vorreiprendereiltreno

La sua idea era quella di fare qualche giorno in vacanza, ma non ha potuto farlo perché avrebbe dovuto portare con sé il suo cane guida. L'episodio di discriminazione nei confronti di una donna non vedente arriva da Moena, in Trentino, ed raccontato sui social dall'associazione toscana "Vorreiprendereiltreno", che si occupa di sensibilizzazione, inclusione e abbattimento delle barriere architettoniche, sociali e culturali in tutta Italia.

Il mio più grande desiderio – ha scritto la protagonista della vicenda – era fare una vacanza all'insegna del relax in montagna. La scelta del luogo dove andare era ricaduta su Moena, in Val di Fassa, dove avevo trovato un bellissimo albergo. Invio una mail per chiedere una prenotazione, facendo logicamente accenno al fatto che sarei stata accompagnata dal mio cane. Ancora oggi, nel 2024, sapete quale è stata la risposta? ‘Purtroppo il nostro regolamento, pubblicizzato anche sul nostro sito, non prevede l'accesso di animali di alcun genere in struttura, ragion per cui, per mantenere fede a queste informazioni, anche a tutela degli ospiti che invece ci scelgono proprio per questa clausola ci troviamo costretti, con profondo dispiacere, a non poter derogare'".

La donna ha quindi fatto presente che il suo è un cane guida "e che la legge prevede ben altro", ma i gestori dell'hotel sarebbero stati irremovibili. "Contatto allora Vorreiprendereiltreno che immediatamente chiama l'albergo e fa loro presente che la normativa è inderogabile, non il loro ‘regolamento' e che la loro risposta rappresenta un atto discriminatorio", continua il racconto. Solo a questo punto i gestori dell'albergo hanno deciso di aprire le porte all'ospite che però

La protagonista ha deciso consapevolemente di non scrivere il nome della struttura, perché, dice, "il mio unico scopo è fare sensibilizzazione su questa problematica e non scatenare gogne mediatiche"ha rifiutato, per non "passare la mia vacanza, né tantomeno dare guadagno ad un albergo che discrimina".

La considerazione finale: “Mi chiedo come sia possibile che noi, persone con disabilità, possiamo veder riconosciuti i nostri diritti solo quando una Onlus decide di intervenire per difenderli. Naturalmente sono grata a #vorreiprendereiltreno ma, in un mondo civile, tutto questo non dovrebbe succedere. Non scrivo il nome dell'albergo in questione perché il mio unico scopo è fare sensibilizzazione su questa problematica e non scatenare gogne mediatiche.”

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