Se non è possibile benedire le coppie omosessuali, perché dovremmo benedire le palme e gli ulivi? Questa è la domanda che si è posto Don Giulio Mignani, il parroco di Bonassola che, in occasione della Domenica delle Palme, ha riacceso un importante dibattito quello cioè dell’accettazione delle coppie omosessuali da parte della Chiesa cattolica.

Per conoscere meglio i dettagli di questa vicenda e il suo punto di vista, abbiamo contattato Don Giulio durante la diretta di Fanpage.it, Fanpage_Live, condotta dalla giornalista Zeina Ayache, in onda dal lunedì al venerdì alle ore 18:00 sul nostro canale YouTube.

Don Giulio Mignani ci spiega che la decisione di non benedire le palme e i rami di ulivi era già stata presa qualche tempo fa a causa della pandemia, per evitare assembramenti, ma, una volta venuto a conoscenza della pubblicazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede che recita “Non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell'unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso”, ha deciso di rendere la scelta della non benedizione un vero e proprio atto di protesta coraggiosa.

È uscito il documento della Congregazione per la dottrina della fede e mi ha ferito, come membro della Chiesa, sentire quelle parole così dure che sono state usate e allora ho pensato alle persone omosessuali della Chiesa come devono essersi sentire, che una ‘madre’ Chiesa quasi gli dica, scusate il termine, “mi fai venire schifo”, allora mi son detto ‘diamo a questa non benedizione questo significato’, dire che non sono d’accordo”.

Don Giulio, in merito a questo rifiuto della Chiesa e a passi in avanti fatti in passato dallo stesso Papa Francesco , pensa che “forse abbiamo capito male noi, perché questo documento è contro firmato da lui e di fronte ad un documento da lui firmato mi chiedo, ma allora tu sei d’accordo, avevo frainteso le tue parole dette altre volte e forse neanche il Papa pensa a questa apertura, forse si riferisce ai diritti civili, ma questo è un problema perché anche dentro alla Chiesa ci sono persone omosessuali che forse chiederebbero di essere accolte al pari di altre ed essere rispettate”.

Alcune persone mi hanno chiamato per ringraziarmi, altre mi hanno insultato, ma io avrei il piacere che si capisse che dire di no a quel documento è dettato dall’amore per la Chiesa, perché non sono le persone omosessuali che ci rimettono perché loro hanno la benedizione di Dio, che benedice loro e il loro amore, ma è la Chiesa che ci rimette perché allontana le persone. Il desiderio è che la Chiesa cambi per essere più vicina alle persone, non voglio distruggere la Chiesa ma farla migliorare”, spiega Don Giulio.

Le racconto una chiamata di una signora che mi ha fatto rabbrividire – prosegue Don Giulio – mi ha detto, ‘ma lei non sa cosa fanno loro sono peggio degli animali nei loro rapporti sessuali’, ma si tratta di linguaggio per dirsi il proprio amore. C’è una grande sessofobia, c’è da crescere come Umanità e riscoprire la sessualità come un linguaggio di amore, sia fra gli etero, sia fra gli omosessuali”.

Don Giulio si dice anche rammaricato che le sue decisioni abbiano fatto scalpore perché vorrebbe che una presa di posizione come la sua venisse assunta da chi ha più poteri nella Chiesa, e non solo da parroci di piccole parrocchie, vorrebbe insomma che dall’alto ci fosse più consapevolezza dei tempi che stiamo vivendo e di quanto sia respingente, per i fedeli e non, una Chiesa che non riesce a dimostrare amore per tutti quanti, al di là del tipo di coppia che formano, perché l’amore dovrebbe essere riconosciuto a livello universale.

L’intervista integrale a Don Giulio la trovate qui sotto:

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