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Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi a Lecce
5 Ottobre 2020
10:23

Delitto di Lecce, l’infermiere incontra la sorella in carcere: “Ora devi dire la verità”

Per la prima volta ieri, Antonio Giovanni De Marco, il killer di Lecce, ha incontrato un familiare tra le mura del carcere. L’infermiere ha visto sua sorella maggiore, con la quale ha avuto un colloquio di un’ora nel corso del quale la ragazza lo ha esortato a collaborare fornendo agli inquirenti i tasselli mancanti del puzzle. Primo fra tutti, il movente del duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta.
A cura di Angela Marino
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Daniele De Santis ed Eleonora Manta uccisi a Lecce

"Devi dire tutta la verità". Questa il messaggio che la sorella di Antonio Giovanni De Marco, ha voluto trasferirgli a una settimana dall'arresto, durante il primo colloquio di un'ora nel carcere di Borgo San Nicola di Lecce. Solo sette giorni fa i carabinieri mettevano le manette al giovane tirocinante infermiere all'ospedale Vito Fazzi, dove veniva arrestato dopo altrettanti giorni d'indagine per il duplice omicidio di Eleonora Manta e Daniele De Santis. Oggi, dopo una confessione e un lungo interrogatorio, resta ancora da chiarire l'aspetto più importante del delitto: il movente.

Nei giorni scorsi a De Marco era stata data la possibilità di contattare i familiari. Al telefono con i genitori, il ventunenne, che è recluso in isolamento, ha chiesto alcuni indumenti e un libro di preghiere. Ieri, invece, il primo incontro in carcere con un familiare, la sorella maggiore. Nel corso del colloquio durato un'ora la ragazza ha voluto esortarlo a collaborare con gli inquirenti per aggiungere gli ultimi tasselli al puzzle di orrore che si è composto dopo i fatti del 21 settembre scorso, quando i due fidanzati sono stati straziati con un pugnale da caccia nel loro appartamento di via Montello.

Tragicamente chiara la dinamica dell'azione, avvenuta tra la porta e il pianerottolo dell'appartamento in cui il ventunenne aveva coabitato da affittuario con le vittime. Palese anche la premeditazione del delitto, pianificato con una cura maniacale in una sequenza di biglietti con le ‘istruzioni per uccidere‘ che De Marco aveva confezionato e portato con sé. Quello che ancora manca al quadro, a dispetto della confessione resa da De Marco quasi immediatamente, è la miccia della rabbia maturata dal ventunenne nei confronti della coppia di conoscenti.

Nessuna traccia di litigi o conflitti, infatti, è emersa dallo studio delle chat tra vittima e carnefice, circostanza confermata anche da De Marco, che ha ammesso di essere solo un conoscente della coppia, negando qualunque coinvolgimento emotivo. Le indagini, intanto vanno avanti. È atteso per oggi, infatti, il conferimento dell’incarico per accertamenti tecnici sulle tracce biologiche e sulle impronte di Antonio, ai Ris di Roma.

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