“Se non avessi avuto il casco non sarei oggi qui a scriverti.” Francesco Bravi è nato a Siena il 17 luglio 1988, ma ha sempre vissuto a Rapolano Terme, prima con i genitori e dopo con la moglie Elena e sua figlia Giorgia di quasi sei anni.

“Ci siamo fidanzati il 5 giugno 2002 quando eravamo poco più che adolescenti e il 5 giugno 2018 ci siamo sposati.”

Francesco, Elena e GiorgiaDa sempre appassionato di motori, a otto anni già correva nei campi spinto dalla curiosità di sapere come fossero fatte le cose. Abitudine, quella di smontare e rimontare oggetti, che non ha mai perso:

“Ancora mi diverto a restaurare oggetti antichi e a costruire mezzi con l'aiuto di mio cognato Tommaso, a cui ho trasmesso la passione dei motori. A sedici anni mi sono avvicinato al mondo dell'Enduro con un KTM 125 con il quale, nei boschi, ho scaricato per domeniche intere tutto lo stress della settimana. Ma ho sempre avuto una vita tutto sommato tranquilla, con i normalissimi problemi dell’adolescenza.”

Il 4 aprile del 2005, però, succede il patatrak!, come lo definisce lui. Un tocco per strada con un suo "amico di sgasate", entrambi vanno a terra nonostante la velocità di circa 40 km/h, sbattendo però la testa contro un muro a secco sul ciglio della strada. Il suo amico si rialza, Francesco no.

Viene operato a Siena per stabilizzare la colonna vertebrale e dopo una settimana trasferito al CTO di Firenze, dove inizia una delle fasi più difficili della sua vita fatta per lo più di riabilitazione: tanta fatica ma anche forza di volontà.

“In ospedale facevo un passo avanti e due indietro, ho avuto infezioni urinarie in continuazione che mi costringevano a letto per diversi giorni. Ma il 24 ottobre finalmente vengo dimesso e torno a casa per ricominciare la mia seconda vita, dove Elena è stata un pilastro fondamentale sopportandomi in tutto. Una fortuna pensando che avevamo entrambi soltanto diciassette anni!”

Piano piano Francesco riprende anche gli studi diplomandosi come perito meccanico nel 2007. Ma la sua passione ritorna forte e chiara, così decide di prendere la patente tramite la FISAPS (Federazione Italiana Sportiva Automobilismo Patenti Speciali) riprendendo a correre con un esordio a Monza il 4 aprile 2008: i risultati non tardano ad arrivare e anche un quinto posto già dal primo anno di agonismo.

“I costi però erano alti e le sponsorizzazioni non coprivano tutto, perciò il 2012 è stato l'anno dell'addio alla mia carriera agonistica: ho venduto definitivamente l'auto nel 2014 attaccando il casco al chiodo, anche se sogno sempre di riaffacciarmi a questo mondo un giorno.”

Francesco al lavoro
in foto: Francesco al lavoro

Nel 2010 entra in una ditta che progetta e realizza macchinari per la lavorazione del legno, il suo ruolo è quello di disegnatore tecnico ma in realtà, racconta lui, l'azienda pare solo volere una persona appartenente alle “categorie protette”, e infatti dopo pochi mesi decide di mollare vista l'insoddisfazione. Esperienza negativa che si ripete poco dopo.

“Per questo ho provato ad inseguire la mia passione per l’arte e le decorazioni: ho acquistato dei macchinari usati e li ho portati nel mio laboratorio personale iniziando un’attività di comunicazione visiva su magliette, gadget, veicoli, adesivi e tipografia… fino ad arrivare a stampare sul travertino con inchiostri indelebili.”

La sua tecnica si specializza sempre di più fino a riuscire, tra prove e fallimenti, ad imprimere foto e scritte sulla pietra. Inizia così la sua rinascita come artigiano, arrivando ai primi successi di una ricetta che custodisce come un segreto industriale.

"Tutti mi dicevano: ‘Ma cosa fai?? Vai a lavorare in banca! Fai il dipendente e fregatene, non aprire una partita IVA!’ Ma oggi sono fiero di svegliarmi alle 5:30 del mattino per andare a sporcarmi le mani. Nel futuro vorrei con il mio lavoro valorizzare di nuovo il travertino, una pietra ricavata nel mio paese che ha dato lavoro a intere generazioni.”

Oggi “Era della pietra” è il brand di Francesco, col quale oltre a vendere dei veri e propri “organizer” sul suo e-commerce porta avanti la più straordinaria delle filosofie: grazie ad una sua personale tecnica di stuccatura, riveste i fori nella pietra che si sono creati nel corso degli anni con l'obiettivo di evidenziarli inserendo, al loro interno, delle piccole sfoglie di poliestere che cambiano colore in base alla luce e alla prospettiva.

“Certo, la disabilità non è qualcosa di facile da vivere, ma spesso si hanno gli strumenti per fare ciò ci piace e vorremmo eppure non ce ne rendiamo conto. Molti limiti, infatti, ce li impone la società. Spero di motivare altri a migliorare la propria esistenza e, come per le mie rocce, li vorrei invitare a valorizzare le proprie crepe ricominciando da capo.”