“Ho vissuto a Medellín nella casa della moglie di Pablo Escobar” – è solo una, e nemmeno la più incredibile, delle vicende di vita di Alexandro Maria Tirelli, conosciuto anche come "L'avvocato dei narcos", che dall'Italia ha girato il mondo assistendo alcuni tra i criminali più feroci e controversi della storia recente.

Non solo narcos: l’avvocato, esperto di diritto internazionale, ha anche lavorato come dirigente nel settore delle esportazioni in qualità di responsabile dell’area legale per diverse società italiane ed estere. Laureato in legge all’Università degli studi di Torino, ha conseguito un master in diritto dell’impresa. Ha inoltre insegnato come professore a contratto all’Università Arboleda in Colombia, dove ha tenuto lezioni sul diritto internazionale pubblico, occupandosi del diritto delle estradizioni e delle convenzioni internazionali.

Per incontrarlo abbiamo dovuto raggiungerlo in una sua villa nel cuore del Cilento, dove – ci spiega – ha ospitato alcuni dei suoi clienti che cercavano un luogo tranquillo dove passare gli arresti domiciliari. Da questa casa in pietra di 4 piani solo negli ultimi anni sono passati narcotrafficanti, truffatori internazionali ed esponenti dei servizi segreti.

Gli ambiti prediletti del legale Tirelli sono i delitti di narcotraffico, l'associazione a delinquere e riciclaggio. È, infatti, socio fondatore di “International Lawyers Associates”, una rete di avvocati attiva h24 in tutto il mondo, specializzata negli ordinamenti giuridici comunitari ed extracomunitari per l’assistenza legale dei cittadini stranieri all’estero, che si occupa di traffico di droga, riciclaggio e autoriciclaggio di beni di provenienza illecita, omicidio, reati fiscali, bancarotta fraudolenta, casi di malasanità.

Mentre ci sediamo sotto un albero secolare, nel giardino della sua villa, Tirelli ci racconta di aver partecipato a svariati processi di fama nazionale e internazionale, tra cui il caso di Sami Spath, uomo d’affari colombiano con passaporto italiano, arrestato lo scorso maggio a Milano, accusato di avere creato identità inesistenti di bambini per incassare sovvenzioni sanitarie. Senza l'assistenza di Tirelli sarebbe stato estradato e probabilmente ucciso appena rientrato nel suo paese.

Ma la storia giudiziaria più importante della sua carriera è sicuramente quella di Hugo Spadafora. Il cittadino italo-panamense assassinato nel 1985 dopo aver accusato pubblicamente il dittatore dello stato del Panama, Manuel Antonio Noriega, di essere a capo di un cartello di narcotrafficanti.

Eppure sono i narcos ad aver attraversato gran parte della sua vita. Quando Tirelli viveva a Medellin da ragazzo, infatti, divenne amico di tutta la famiglia Escobar, conoscendo anche il capofamiglia Pablo. Con gli Escobar divenne una persona di famiglia, tanto che la sua compagna di allora, Claudia Escarraga K’David, era stata per 14 anni la moglie di Roberto, il fratello di Pablo, da cui ha avuto tre figli. "Li ho praticamente cresciuti, ora sono il loro padrino" – ci confessa.