Si chiama Francesco Borgheresi, il militare di 42 anni che ieri, in preda a un raptus omicida, avrebbe ucciso a colpi di calibro 7,65 la donna con cui aveva una relazione, Mihaela Apostolides, 44 anni, rumena residente a Saluzzo. Disoccupata, lavori saltuari come badante e cameriera, pare conoscesse Borgheresi da almeno due anni: da quando — ha accertato l’inchiesta — vennero fermati insieme per un controllo sulle strade del Cuneese. La vittima è stata trovata dalla polizia riversa nel sangue sul sedile del passeggero di una Fiat Panda bianca nel parcheggio del supermercato Auchan di Tetto Garetto. Accanto all’auto, in stato confusionale, lui, Borgheresi. È stato proprio il militare a chiamare il 112 e ad attendere le volanti, che l’hanno immediatamente fermato. Si è consegnato senza la minima resistenza. La sua pistola, acquistata a Firenze e regolarmente detenuta dall’uomo, avrebbe esploso quattro colpi, due dei quali hanno centrato la vittima al petto. Il 42enne Borgheresi è stato trasportato in ospedale, perché ferito a una mano.

Il 42enne ha detto di essere un militare di stanza a Pinerolo, anche se dai riscontri della questura non risulta essere mai stato in servizio in Piemonte. Da una prima ricostruzione e dalle immagini delle telecamere, la coppia sarebbe arrivata insieme al centro commerciale, dove avrebbero trascorso il pomeriggio. E sempre insieme sarebbero usciti per tornare alla macchina e caricare la spesa. L’omicidio sarebbe avvenuto mentre la donna si è messa al volante. A un certo punto l’uomo ha tirato fuori dalla tasca una delle due armi che portava con sé, una 635 di piccolo calibro che custodiva insieme con una calibro 38 special e ha esploso almeno quattro colpi verso il petto della donna senza lasciarle scampo. Un gesto che gli inquirenti non escludono possa essere stato premeditato. I colpi di pistola sono stati sentiti chiaramente. Diverse le chiamate ricevute al 112, compresa quella di Borgheresi, che ha vagato nel piazzale del parcheggio fino all’arrivo della polizia.

Francesco Borgheresi fino all'età di 20 anni è vissuto nella comunità ‘Il Forteto' di Vicchio, in provincia di Firenze, al centro di processi per violenze sessuali e maltrattamenti conclusi con numerose condanne. Lo evidenzia l'Associazione vittime del Forteto, precisando che il militare non era uno dei bambini affidati, dal tribunale di Firenze, alla comunità di Rodolfo Fiesoli, detto il Profeta, bensì figlio di soci fondatori della comunità. "Dolore, tragedia nella tragedia e ancora dolore – commenta l'Associazione delle vittime – Francesco Borgheresi è nato al Forteto da una socia fondatrice di quella che, per 40 anni, è stata considerata una comunità taumaturgica per minori e disabili. In ottemperanza al dogma ‘fortetiano' del rifiuto della famiglia di origine, non è stato cresciuto dalla madre ma affidato da Fiesoli a una madre ‘funzionale' Daniela Tardani".