Crans Montana, la mamma di due sopravvissute: “Mia figlia uscì seminuda con i capelli bruciati, l’altra non dorme più”
"Dormivo, però la voce del mio ex marito tentennante mi ha fatto insospettire. Mi diceva: ‘non hai idea di cosa è successo, scene da Apocalisse, qui è il caos' ". A parlare è la mamma di Francesca ed Elisabetta, due delle ragazze sopravvissute al disastro di Crans Montana. All'epoca, le ragazzine avevano 15 e 17 anni. La madre delle due, epatologa, si sarebbe resa conto solo ore più tardi della portata del rogo avvenuto nel locale di Crans Montana nella notte di Capodanno. Nel disastro sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite.
Federica Invernizzi, medico 43enne, ha raccontato di non aver capito subito la portata di quanto accaduto. "Non capivo perché il mio ex avesse dubbi su se portare una delle nostre figlie in ospedale o meno perché sembrava uscire indenne dall'incendio. Mi diceva che non aveva la pelle che si staccava come i più gravi, ma in effetti le ustioni manifestano dopo la loro gravità. Nei video mi sembrava molto arrossata, ho consigliato di mettere un po' di crema a casa. Quando mi sono davvero resa conto dell'accaduto, a fatica li ho convinti ad andare al San Raffaele di Milano, dove conosco tutti e dove lavoro".
"La situazione era più grave di quel che pensavo: mia figlia 15enne continuava a piangere e a disperarsi mentre sua sorella aveva il monossido di carbonio un po' alto ma abbiamo deciso di non intubarla perché respirava abbastanza bene. Aveva il 25% di ustioni sul corpo di secondo grado con un'area di terzo e aveva i legamenti rotti del ginocchio destro". I familiari hanno ricostruito solo dopo cosa era accaduto alla ragazza, perché lei non ricordava gran parte di quanto successo quella notte.
"Le mie figlie sono uscite dal locale verso mezzanotte e mezza per brindare con gli amici che erano in piazza". Tra loro, continua la madre delle due sorelle, c'era anche Achille Barosi, il giovane che era riuscito a uscire indenne dal Constellation ma che aveva deciso di rientrare per aiutare un'amica, perdendo così la vita. "Avevano deciso di andare tutti a brindare prima di tornare a casa, ma mentre la grande era entrata senza problemi, la piccola non era stata riconosciuta dal buttafuori e si era dovuta mettere in fila. Quando è scoppiato l'incendio, lei era in fila tutta arrabbiata senza sapere che proprio quella cosa l'aveva salvata".
Francesca, la figlia maggiore, era rimasta in veranda per un po' e poi era scesa nella zona vicina ai bagni, tutto questo pochi minuti prima dell'inizio dell'incendio. Quando ha sentito le urla, la ragazza si è affacciata e ha visto le fiamme, tornando poi indietro a richiamare gli amici. "Ha cercato di avvicinarsi alla scala, ma nel farlo due ragazze l'hanno travolta e fatta cadere, spezzandole i legamenti del ginocchio. Non sapendolo, l'hanno salvata dalla vampata che sarebbe arrivata subito dopo dalla scala per la combustione dell'ossigeno".
In quegli istanti, Francesca ha creduto che sarebbe morta schiacciata. "Ha visto la rotula e ha messo il ginocchio in asse per rialzarsi e uscire dalle porte laterali. Quando la sorella piccola, che urlava disperata perché la cercava, l'ha vista, ha notato che aveva i capelli bruciati a metà, che era in reggiseno perché i vestiti si erano sciolti e che aveva perso una scarpa e la borsa. Aveva il cellulare stretto in mano".
Francesca, come racconta la madre, ricorda a tratti ciò che le è capitato, ma poco di ciò che la circondava. "Abbiamo faticato a trovare uno specialista che la prendesse in carico e alla fine l'abbiamo fatta visitare da uno psichiatra e uno psicologo, ma dicono che va bene così, che è un meccanismo di protezione che per ora la aiuta. Se in futuro dovesse mostrare comportamenti disfunzionali, valuteremo se provare a far emergere quelle memorie".
La figlia maggiore di Invernizzi ha dovuto sottoporsi a cure per mesi, somministrate a casa da amici medici della madre. "È tornata a scuola in primavera. L'altra figlia ha un ricordo perfetto dell'angoscia fuori dal locale in fiamme ed è ancora in preda allo stress post traumatico, per molte notti urlava durante il sonno, prende farmaci per dormire ed è ancora molto scossa. Quanto a me, sto bene. Sono miracolata, soprattutto quando sento gli altri genitori. Per mesi ho avuto paura. Ho ansia quando le mie figlie escono, sono brave ragazze, ma è faticoso arginare anche il senso di impotenza".
"Seguo poco la vicenda giudiziaria, se ne occupa il mio ex. Mi ha lasciato basita una serie di cose: credevo che la Svizzera fosse un Paese preciso, invece sono emerse tutte quelle falle nelle autorizzazioni e nei materiali…capisco la lentezza burocratica, ma vedo grosse inadempienze. Ammetto di non soffermarmi troppo sulle notizie, però io non ho perso mia figlia e quindi sono in un'altra posizione. Ho cercato di essere di supporto nella parte sanitaria perché non sono un avvocato e vorrei trasformare questa esperienza in qualcosa di costruttivo in ambito medico. Le ustioni non sono trattate adeguatamente come malattie croniche, invece possono portare danni a lunghissimo termine. Dovrebbero essere più dettagliati i percorsi delle prese in carico. La mia vita è cambiata anche come professionista: ho sacrificato molto del nostro tempo per la carriera, ora invece cerco di viverle più profondamente".
Le adolescenti sono tornate a Crans durante l'estate. "Il padre ha una casa lì e loro ci sono sempre andate, hanno voluto tornare perché non vogliono permettere a quello che + successo di condizionare i ricordi belli. Francesca era emozionata, ha partecipato anche a un evento con gli altri sopravvissuti, ha festeggiato il suo 18esimo con gli amici di sempre. Elisabetta era molto turbata, ha ricominciato a non dormire la notte. Si sente in colpa, perché lei era fuori e gli amici sono morti o tornati a casa solo dopo mesi con delle bruttissime ferite".