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Coronavirus
5 Marzo 2020
11:55

Primo caso europeo di Coronavirus in Germania il 24 gennaio

Il primo caso accertato di COVID-19, l’infezione scaturita dal nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), si è verificato a Monaco di Baviera il 24 gennaio. Si tratta di un uomo di 33 anni infettato da una donna d’affari arrivata da Shanghai, che l’avrebbe infettato mentre era asintomatica. Entrambi sono poi risultati positivi al tampone faringeo.
A cura di Andrea Centini
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Il primo caso europeo di COVID-19, l'infezione scatenata dal nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), si sarebbe verificato in Germania venerdì 24 gennaio. Nello specifico, si tratta di un uomo di 33 anni contagiato da una donna d'affari di Shanghai, che ha incontrato durante un meeting di lavoro il 20 e il 21 di Gennaio a Monaco di Baviera. Il giovane ha sviluppato i primi sintomi respiratori proprio il 24 gennaio, mentre la donna, che è rimasta in Germania tra il 19 e il 22, ha accusato i sintomi dell'infezione mentre era sul volo di ritorno diretto in Cina. Tutti e due sono risultati positivi al coronavirus dopo aver effettuato i tamponi faringei, così come altri tre colleghi della stessa azienda.

A ricostruire il probabile primo caso di infezione da coronavirus in Europa è stato un team di ricerca tedesco dell'Ospedale Universitario LMU di Monaco di Baviera, dove sono stati trattati i pazienti coinvolti. I ricercatori hanno pubblicato una lettera sull'autorevole rivista scientifica New England Journal of Medicine (NEJM) nella quale hanno ricostruito passo per passo ciò che è accaduto. Come indicato nel doccumento, il 24 gennaio il giovane ha iniziato ad avere mal di gola, brividi e mialgie (dolori ai muscoli), e in quello successivo ha sviluppato febbre alta a 39,1° centigradi e tosse. Ha iniziato a sentirsi meglio il giorno successivo ed è regolarmente tornato a lavoro, senza sapere di aver contratto la nuova patologia. Prima di sviluppare i sintomi aveva partecipato alla riunione dove è stato infettato dalla donna, che risultava asintomatica, come specificato nel primo studio scientifico dedicato a questa catena di contagi in Germania, sempre pubblicato su NEJM. All'epoca ancora non vi era certezza sui contagi da parte di pazienti asintomatici, dunque l'articolo finì in un'aspra polemica tra ricercatori.

Una volta ricoverata a Shangai, la donna ha avvisato la compagnia tedesca della sua malattia, e tutte le persone in contatto con lei durante la visita sono state invitate a fare i tamponi faringei presso la Divisione delle malattie infettive e della medicina tropicale di Monaco. Da un campione di espettorato e da due tamponi rinofaringei eseguiti al trentatreenne è così emersa la positività al coronavirus. Gli esami hanno evidenziato una elevata carica virale, benché il paziente stesse bene (era senza febbre) e avesse già superato i sintomi respiratori. Il giorno 28 altri tre pazienti della compagnia sono risultati positivi, ma solo il “paziente 2” aveva avuto un contatto diretto con la donna, dunque gli altri sono stati infettati dal 33enne. Tutti quanti hanno avuto sintomi lievi e non hanno sperimentato complicazioni.

È possibile (ma non certo) che la diffusione del virus in Europa possa essere partita proprio da questa catena di contagi “certificati”, anche se da Wuhan sono partite numerose persone prima che venisse imposto il blocco della città. Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della “mappa del contagio”, in Germania si registrano 262 casi di coronavirus, ma nessun decesso. L'Italia è invece il terzo Paese al mondo per numero di contagiati (3.089 dopo Cina e Corea del Sud) e il secondo per decessi, 107.

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