Sfuggente, piccolo, praticamente invisibile: in questo momento tutta Italia è sotto scacco di un nemico dalle dimensioni microscopiche ma in grado di condizionare le nostre esistenze. Il Coronavirus ha infatti costretto tutti noi a un rapidissimo cambio di passo. Quarantena, spostamenti limitati allo stretto necessario, lontananza dai propri cari: un isolamento vero e proprio in grado di provocare in noi le reazioni e le emozioni più disparate. "È la prima volta che ci viene chiesto di ‘non fare' – ha spiegato a Fanpage.it Gianluca Castelnuovo psicologo e docente presso l'Università Cattolica di Milano e ricercatore presso l'Istituto Auxologico Italiano – Di solito infatti si chiede sempre di attuare dei comportamenti. Stavolta la richiesta è l'interruzione delle nostre abitudini. Non accadeva dai tempi della guerra".

La paura: una reazione normale

Hanno avuto paura tutte le persone che sono scappate lo scorso sabato verso il sud. Non hanno avuto paura invece quelli che affollavano le piste da sci. "La paura ci protegge e ci aiuta a mettere in atto delle misure precauzionali per noi e per gli altri. Nel primo caso, per tutte le persone che sono scappate di corsa, la curva funzionale della paura ha subito un'impennata, si è trasformata in panico. È una dimostrazione di quanto l'uomo sia un essere psicologico e non logico". Ma altrettanto pericoloso è stato il comportamento di chi invece ha partecipato a feste o si è recato sugli impianti sciistici ritenendosi immune: "È la prima volta che capita un'epidemia al tempo dei social, le informazioni si sono moltiplicate, e non tutte erano attendibili. Alcune fake news che si opponevano alle raccomandazioni che arrivavano dal Governo e da fonti scientifiche, hanno contribuito a mandare in confusione le persone. Alcune sentendosi tranquillizzate hanno ritenuto non necessario seguire le precauzioni richieste, peggiorando così la situazione".

Coronavirus: l'aiuto dello psicologo

Lavarsi le mani un numero infinito di volte al giorno, misurare la febbre ogni 4 ore: sono in tanti in questo momento a essere ossessionati dal virus. "Un eccesso di pulizia, ritenuto in altri momenti un comportamento ossessivo, in questo caso è da considerare assolutamente funzionale. Anche se è vero che chi solitamente tende ad avere degli atteggiamenti ossessivi di questo genere, rischia di andare incontro ad un peggioramento".

Poi ci sono gli ipocondriaci, i più vulnerabili in questo momento da un punto di vista psicologico: "Gli ipocondriaci temono il contagio più degli altri e in loro si insinua l'idea che non riusciranno a scamparla". Per evitare di lasciarsi sopraffare l'unico modo è affidarsi ai dati scientifici: "Non andiamo sui social, non informiamoci su Facebook. Sono luoghi dove non ci sono moderazioni. Affidiamoci alle autorità, all'Istituto Superiore di Sanità che ci danno delle informazioni chiare ed obiettive. Atteniamoci ai fatti e non al sentito dire. E se invece sentiamo che il panico si è impossessato di noi e non riusciamo a venirne fuori, se il nostro sonno è compromesso, se mi sto ammalando di stress (un rischio per il nostro organismo e per il nostro sistema immunitario), rivolgiamoci a uno specialista, che saprà aiutarci anche a distanza".

Come instaurare delle nuove abitudini

La prima azione da fare per affrontare la quarantena è organizzare il tempo e lo spazio. "Evitiamo di lasciare tutto destrutturato. Il periodo si prospetta troppo lungo: abbiamo bisogno di costruire una nuova quotidianità. Non si tratta di una vacanza, non possiamo alzarci all'ora che vogliamo. Un comportamento di questo genere diverrebbe controproducente, perché purtroppo non abbiamo la libertà che abbiamo quando siamo in ferie, non abbiamo opzioni di divertimento esterno". E soprattutto per le famiglie con figli è necessario instaurare delle abitudini e delle regole: "Fortunatamente è stato garantito a tutti un minimo di continuità scolastica: allora ci si alza presto (magari anche un'ora più tardi rispetto al solito, tanto non abbiamo il tragitto casa-scuola da percorrere), si studia fino a una certa ora e poi si gestisce il resto del tempo anche con dei momenti di gioco. L'ideale sarebbe stilare una sorta di planning".

Riscoprire le proprie passioni

Possiamo cogliere un lato positivo della quarantena: la possibilità di dare spazio alle proprie passioni. "Attenzione, passione non vuol dire passatempo: se in passato avevamo un talento, dipingere, suonare uno strumento, ma poi lo abbiamo accantonato presi dalla routine è arrivato il momento di rispolverarlo, e dedicargli una parte della nostra giornata". E poi leggere, vedere film, tutte quelle attività che di solito trascuriamo perché fagocitati dal solito tran tran: "L'importante è che anche questo sia un tempo strutturato: bisogna darsi degli orari anche per il tempo libero. Lavoriamo e poi stacchiamo".

E poi sfruttiamo questo tempo anche per passarlo con i nostri cari: "Si ritorna all'epoca pretecnologia: abbiamo tempo da dedicare ai nostri figli e anche per dedicarci a delle lunghe discussioni. Viviamo, come in un'epoca passata, il nostro focolare domestico. E se abbiamo delle discussioni congelate potrebbe essere la volta buona per affrontarle. Potrebbe essere un rischio ma è anche un modo per trovare una soluzione a dei problemi finora sempre accantonati". Altrettanto importante però è ritagliarsi degli spazi di solitudine, anche durante la convivenza forzata: "La presenza di troppe persone può infatti diventare alla lunga pesante. Cerchiamo allora di scendere ogni tanto a fare due passi nel cortile del palazzo, rispettando tutte le regole che sappiamo, o di ritagliarci un momento di assoluta solitudine: è rigenerante a livello cerebrale e serve a tornare con uno spirito diverso al casino della famiglia che ci aspetta".

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