Il coronavirus è arrivato in Italia – il bilancio per il momento è di due vittime e oltre 70 contagi – ma quello che preoccupa particolarmente di quanto sta succedendo nel nostro Paese è che non tutti i casi registrati sembrano avere una chiara storia epidemiologica, ovvero un legame con viaggi in Cina o contatti con altri casi già confermati. A dirlo è Hans Kluge, direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità in Europa, che sta seguendo minuto per minuto l'evoluzione della crisi da coronavirus in Lombardia e Veneto. Kluge ha parlato con il ministro della Salute Roberto Speranza e con il direttore generale della Sanità del Veneto Domenico Mantoan. "Gli sforzi delle autorità italiane sono ammirevoli", dice il numero uno dell'Oms che è pronto a dare il suo supporto, “per il bene dei cittadini italiani e della comunità internazionale”.

Coronavirus, priorità è identificare e tracciare i contagi

In una intervista a Repubblica, Kluge ha detto di non essere sorpreso dall’esplosione di casi di Covid-19 nel Nord Italia. Si tratta di una situazione già osservata in Cina, ma adesso è molto importante capire come si sono svolti gli eventi, identificare e tracciare i contagi. Occorre, secondo l’esperto, che le autorità sanitarie italiane si focalizzino su questo aspetto. Riguardo la diffusione del coronavirus, ora è necessario limitare la trasmissione da persona a persona, attraverso misure di mitigazione. E questo significa una maggiore igiene delle mani e delle vie respiratorie. L’invito di Kluge a tutti gli italiani è quello di documentarsi sul Covid-19 su canali informativi affidabili, quelli del Ministero della Salute, dell'Istituto superiore di sanità, dell'Organizzazione mondiale della Sanità: “È il tempo della solidarietà e della cooperazione. E poi non dobbiamo mai dimenticare il contesto: il 98 percento dei casi sono in Cina, in più dell’80 percento dei casi le persone infettate hanno avuto sintomi lievi, mentre meno del 15 percento sono in condizione serie e solo nel 5 percento dei casi si registra una patologia grave. Al momento osserviamo una mortalità di poco sopra il 2 percento, la maggior parte persone anziane con patologie pregresse. Detto questo, nelle aree italiane colpite il rischio di infezione può essere alto e per questo i residenti devono seguire le raccomandazioni delle autorità, compreso il non frequentare luoghi affollati”. Nei luoghi affollati, oltre a lavare sempre le mani, è sempre bene tenere una distanza di uno o due metri tra gli individui per evitare il contagio.

Covid-19 è un virus nuovo, si cerca una cura e il vaccino

Riguardo la preoccupazione da coronavirus, il numero uno dell’Oms ha spiegato che va preso sul serio soprattutto perché si tratta di un virus nuovo e questo significa che nessuno è immune. L'influenza invece è una malattia stagionale per la quale le persone a più rischio posso essere protette adeguatamente. “Covid-19 è un virus nuovo e noi stiamo facendo ricerca per arrivare a una cura e per predisporre un vaccino. Che però richiederà del tempo. Dunque dobbiamo puntare su misure di salute pubblica che possono essere adottate già oggi per salvare delle vite”, ha aggiunto. In merito alla frase del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus che ha dichiarato che si sta chiudendo “la finestra che avevamo per contenere i focolai”, Kluge ha spiegato che intendeva dire che il basso numero di casi al di fuori della Cina ci ha finora offerto l'opportunità di contenere la diffusione internazionale. Ora, anche se i casi fuori dal paese asiatico restano relativamente bassi, la preoccupazione è per il numero di contagi che non hanno un chiaro legame con viaggi dalla Cina o con persone già malate. Questo sta restringendo la finestra. Il contenimento però, secondo l’Oms, è ancora possibile a patto che ci si prepari adeguatamente.