È trascorso poco più di mese da quel 21 febbraio, ma sembrano anni. Quel giorno fu riscontrata la positività al coronavirus a un giovane di 38 anni di Codogno, Mattia, considerato il "Paziente 1" dell'epidemia in Italia. La notte successiva Mattia in condizioni gravissime fu trasportato all'ospedale San Matteo di Pavia, dove fu allestita una rianimazione appositamente per malati di Covid-19. Ora Mattia sta guarendo ed è tornato a casa, i medici che lo hanno salvato hanno raccontato a Fanpage.it le prime ore in cui hanno dovuto lottare contro un nemico quasi sconosciuto.

"Il paziente uno? Lo abbiamo curato come tutti i pazienti, con la massima dedizione, con impegno e abnegazione", sono le parole di Raffaele Bruno, direttore dell'Unità operativa complessa malattie infettive della Fondazione Irrcs Policlinico San Matteo di Pavia. "Ho avvertito la responsabilità nei nostri pazienti, ma anche quella simbolica di salvare il paziente che dal punto di vista mediatico era più importante", Francesco Moioli, responsabile terapia intensiva Irccs San Matteo di Pavia.

Dopo il ricovero in terapia intensiva, il padre di Mattia riferì a Fanpage che le sue condizioni erano molto gravi. Per giorni il giovane podista è rimasto appeso a un filo tra la vita e la morte. "Per noi è nata tra giovedì 20 e venerdì 21 febbraio quando abbiamo saputo del primo caso. Il 21 febbraio la giornata è partita con un riunione operativa per capire come e fare. Tutto si è concretizzato la notte successiva i miei colleghi della rianimazione sono andati a Codogno a prendere il paziente", ricorda Raffaele Bruno. "Nella notte abbiamo trasferito dall'ospedale di Codogno quello che è conosciuto come paziente 1, per le 48 ore successive siamo stati l'unico ospedale a poter ricoverare pazienti in condizioni così gravi", sottolinea Francesco Moioli.

Senza un protocollo certo, l'equipe medica del San Matteo ha dovuto sperimentare. "Usiamo farmaci usati in passato contro Hiv ed Ebola e altri farmaci per ridurre l'infiammazione a livello polmonare. Stiamo adattando e aggiustando l'approccio per curarli sempre meglio e in modo sempre più veloce", ha spiegato il responsabile della terapia intensiva. Le cure hanno dato esito positivo e nel giro di alcune settimane la situazione è migliorata. Dopo essere stato estubato, Mattia si è gradualmente ripreso ed è potuto tornare a casa dalla sua compagna, in attesa della nascita della loro figlia. Il padre del 38enne, anche lui contagiato, purtroppo non ce l'ha fatta.