Dopo essere stato condannato in primo grado a cinque anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per il sequestro e l'estradizione di Alma Shalabayeva il questore di Palermo ed ex primo dirigente della Squadra Mobile di Roma Renato Cortese ha voluto dedicare una toccante lettera di addio al capoluogo siciliano.

Ciao Palermo, ho immaginato tanto questo momento e sì… è arrivato.
È arrivato il momento  di andare, di partire, di lasciarti… con il cuore spezzato vado via da una città che mi ha accolto con affetto, che mi ha visto crescere ed invecchiare che mi ha visto soffrire e gioire e che con me ha sofferto e gioito.

Ed io ho visto una Palermo distrutta, schiacciata e disorientata dalla ferocia e dalla barbarie della mafia, e ho lottato con lei e per lei… Sono stati anni duri, difficili, costellati di morti,
ma ognuno di essi è stato un seme. II seme della coscienza civile, del riscatto, della legalità, della giustizia. Ed oggi tutti i sacrifici, le speranze e i comuni desideri si stanno realizzando …
Oggi vedo una Palermo sempre straordinariamente bella, affascinante e testarda, che si è ripresa quello che credevano di poterle strappare: il futuro. Oggi vedo il cambiamento, sento il cuore pulsante di una capitale europea, moderna, centro della cultura, della solidarietà, dell'accoglienza.
Palermo ha saputo aspettarmi ed accogliermi nuovamente da questore, regalandomi  la sua forza, la sua resilienza,  il suo coraggio, che ho visto negli occhi delle persone che ho incontrato nelle strade, nel calore delle mani che ho stretto in questi anni, nell'entusiasmo dei giovani con cui ho parlato.
Palermo mi ha insegnato che dopo ogni caduta è possibile rialzarsi e che nei momenti più bui bisogna andare avanti e trovare la forza.

Palermo è la migliore parte di me. Una bellezza caleidoscopica, dai mille volti: quello della solidarietà, della speranza, del coraggio, della cultura, della coscienza civile, della sete di giustizia, della curiosità, dell'amore, che porterò con me, nel continuare il mio cammino …
Grazie Palermo. Ciao Palermo.
Arrivederci Palermo.

La condanna di Cortese per il caso Alma Shalabayeva

La scorsa settimana Renato Cortese è stato condannato a cinque anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per la vicenda dell’espulsione dall'Italia di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Perugia.

Era la notte tra il 28 e 29 maggio 2013 quando Alma Shalabayeva e la figlia di sei anni furono prelevate dalla polizia nella loro casa  di Casalpalocco, alle porte di Roma. Gli agenti cercavano il marito, il dissidente kazako Muktar Ablyazov, mentre alla moglie venne contestata l'accusa di possesso di un passaporto falso. Dopo due giorni venne firmata l'esplusione della donna e della figlia e le due furono rimpatriate. Il caso sollevò polemiche e portò nel luglio 2013 alle dimissioni del capo di gabinetto del ministero dell'Interno Giuseppe Procaccini. Non venne invece approvata la mozione di sfiducia per l'allora ministro Angelino Alfano. La donna e la figlia sono poi rientrate in Italia e a Shalabayeva nell'aprile 2014 è stato riconosciuto l'asilo politico.