Commessa apprendista licenziata, il giudice ordina il reintegro a lavoro
Un giudice del lavoro del tribunale di Pordenone ha ordinato che una giovane commessa, licenziata al termine di un periodo di apprendistato, venisse riassunta. E' avvenuto a Sacile, in provincia di Pordenone, in un supermercato Bennet. La lavoratrice aveva fatto ricorso in seguito a un licenziamento che considerava profondamente ingiusto, perché "casualmente" arrivato allo scadere dei 36 mesi di apprendistato. In quei tre anni, come sostiene anche il sindacato Fisascat-Cisl di Pordenone che ha assistito la giovane donna nella causa di lavoro, "la dipendente aveva svolto diverse mansioni senza poter seguire il percorso formativo di crescita obbligato e previsto dalla norma".
Per questo il giudice del lavoro ha accolto la richiesta della commessa sancendo il suo diritto a essere reintegrata a lavoro. Il Tribunale ha riconosciuto l’invalidità del contratto annullando il conseguente licenziamento con l’obbligo del reintegro. "Nel periodo dell’apprendistato – spiega Adriano Giacomazzi, segretario Fisasct Cisl – c’erano state anche alcune sanzioni disciplinari che sono state considerate illogiche proprio perché nel periodo di apprendistato è considerato dalla norma come momento di apprendimento delle competenze". Quella del Tribunale friulano potrebbe essere una sorta di sentenza pilota rispetto ai numerosi contenziosi soprattutto nel comparto del commercio. La Cisl aggiunge, non a caso: "Molto spesso il contratto di apprendistato viene utilizzato dalle aziende solo come risparmio dei costi retributivi e previdenziali. Auspichiamo che questa sentenza sia un richiamo per tutte quelle imprese che immaginano l’apprendistato come un semplice strumento per abbattere il costo del lavoro. Il piano formativo deve essere il percorso obbligatorio di crescita professionale per i giovani che vengono assunti con queste modalità".