San Berillo
in foto: San Berillo

A giugno si andrà in aula, ma nel frattempo la discussione è del tutto aperta e le versioni dei fatti sono contrastanti. Una cosa è certa: nel tardo pomeriggio del 18 marzo, a Catania, un intervento di polizia nel quartiere di San Berillo si è trasformata in un caso. L'ennesimo in un rione complesso, che passa sulle cronache più per i contrasti che per le quotidiane storie di inclusione. Sono circa le 18 di giovedì scorso quando un controllo di polizia nei confronti di una sex worker, una delle tante che lavorano nel dedalo di stradine del centro storico etneo, si trasforma in una violenza. Delle forze dell'ordine nei confronti della donna, secondo la versione di lei e quella di alcuni testimoni. Di lei e di sua madre nei confronti degli agenti, secondo la versione dei sindacati di polizia, mentre la questura di Catania ha deciso di non rilasciare alcun comunicato ufficiale sulla vicenda.

"Io vivo nel quartiere", spiega a Fanpage.it una testimone, che da anni opera con le associazioni all'interno di San Berillo. "Stavo lavorando al computer, quando ho sentito i rumori arrivare dalla strada proprio sotto al mio balcone. Mi sono affacciata e ho visto diversi agenti di polizia letteralmente sopra a una ragazza transessuale stesa per terra: lei era ammanettata e la picchiavano, mentre un poliziotto le teneva fermo il collo con un ginocchio". Secondo la ricostruzione fornita dalla testimone, la discussione sarebbe iniziata per via di un controllo degli agenti nei confronti di un'altra lavoratrice del sesso, non coinvolta in questi fatti. "Ho capito che c'era stata una colluttazione precedente tra la sex worker e la polizia".

La situazione sarebbe degenerata anche per via della madre della ragazza, in strada pure lei in quel momento. "La signora mi ha raccontato che aveva il cellulare in mano perché stava facendo una videochiamata – continua la cittadina sentita da Fanpage.it – I poliziotti, però, hanno pensato che stesse riprendendo la scena. Le hanno chiesto i documenti e di dare loro il cellulare. Lei ha cominciato a fare un video e i toni si sono accesi". Prima le urla, poi gli spintoni, forse qualche schiaffo. Dall'altro lato, però, prima una sola pattuglia, poi altre due. "La prima ragazza era a terra e immobile, mentre continuavano a picchiarla. Il suo body ormai si era completamente abbassato, era praticamente seminuda sull'asfalto. Sua madre era caduta a terra anche lei, ho visto un agente che la trascinava per i capelli". È in questi attimi che gli agenti di polizia denunciano di avere ricevuto, oltre agli schiaffi, anche un morso da parte della giovane equadoregna.

La residente a quel punto scende in strada, come molti altri attirati dalle urla. "Un ragazzo sudamericano aveva cominciato a fare un video con il cellulare, che gli è stato tolto dai poliziotti. Mentre la madre della ragazza è stata trascinata dentro casa. La sentivamo urlare da dietro alle imposte chiuse. Anche a me è stato intimato di rimanere ferma a muro", prosegue. Nel giro di mezz'ora il clima è tesissimo. "Un passante è stato portato in questura per controllare il cellulari, anche se non c'entrava nulla. Alcune ragazze sono state manganellate solo per il fatto che si trovavano lì. La violenza contro di loro e contro la madre è stata esercitata per avere i loro cellulari. I poliziotti ripetevano ‘Dateci i cellulari, non riprendete'". Le due donne e un ragazzo vengono portati in questura. Lì viene chiamata un'ambulanza: "Poco dopo è scesa una dottoressa che ha detto che le due stavano benissimo. E che il sangue sul volto della sex worker era quello del poliziotto ferito con un morso". La madre viene rilasciata dopo poco tempo, e lo stesso accade al ragazzo: "Ma il video era stato cancellato dal suo telefono". La figlia, invece, viene trattenuta, denunciata per oltraggio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e, sabato, condannata per direttissima all'obbligo di firma.

"Quando lei è tornata a casa, abbiamo chiamato un'ambulanza che l'ha portata al pronto soccorso: lì le sono stati refertati occhi pesti e lividi intorno ai polsi", prosegue la testimone, che ha continuato a seguire la vicenda. "Abbiamo assistito ad una sospensione dei diritti gravissima", scrivono gli attivisti dello Sportello sociale San Berillo su Facebook. "Questo ennesimo episodio è emblema di come la violenza rimanga l'unico linguaggio parlato dalle istituzioni per gestire le contraddizioni e i problemi presenti in quel contesto", aggiungono da Trame di quartiere, la cooperativa sociale che ha sede proprio a pochi passi dal luogo in cui i fatti si sono svolti. "Lo abbiamo visto fin troppe volte e il gioco è sempre lo stesso: si colpiscono i più deboli, i più ricattabili per la loro provenienza o per il lavoro che fanno", ribadisce il Comitato di solidarietà popolare Graziella Giuffrida.

"Non c'è stata nessuna violenza da parte dei poliziotti – afferma con forza Tommaso Vendemmia, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap – Ho parlato con il dirigente e so come si sono svolti i fatti, so che non andiamo in giro a picchiare la gente". Per il sindacalista, la volante si trovava a San Berillo durante un normale servizio di pattuglia. E mentre un agente parlava con un'altra prostituta, la transessuale che passava avrebbe prima apostrofato un poliziotto invitandolo ad andare via. Alla risposta di quest'ultimo, lei lo avrebbe colpito con uno schiaffo e avrebbe tentato di bloccare lo sportello dell'altro agente che provava a scendere dall'auto. "Nel frattempo è arrivata la madre della trans, che faceva un video con il cellulare al trambusto". Il sequestro del telefonino, e la conseguente cancellazione del video, non sarebbero mai avvenuti. "Al massimo è stato chiesto ai presenti di non riprendere, perché si trattava di una operazione di polizia. In queste circostanze avremmo anche potuto sequestrare i telefoni come fonti di prova, ma non lo abbiamo fatto".

"Due agenti, quello schiaffeggiato e quello morso, hanno ricevuto uno tre e l'altro sette giorni di prognosi", aggiunge Vendemmia. "Sono serviti quattro agenti per immobilizzare quella donna che continuava a scalciare", sostiene. Sulla stessa lunghezza d'onda i fatti ricostruiti dal Coisp, altro sindacato degli agenti, sulle colonne del quotidiano La Sicilia. "Sono i poliziotti a essere vittime di un'aggressione, avvenuta in questo caso come mero passatempo. Gli agenti sono stati insultati per un normale pattugliamento sul territorio e colpevolizzati per essersi difesi. Cosa si vuole? Che quel quartiere diventi una zona franca? Avrei sperato che ci fossero le telecamere". L'installazione di 213 dispositivi di videosorveglianza a Catania è stata annunciata dal sindaco catanese Salvo Pogliese alla fine di febbraio. Di questi, 19 dovrebbero riprendere 24 ore su 24 ogni angolo di San Berillo. "Ma dall'annuncio alla attivazione del servizio ne passa – conclude Vendemmia – Eppure adesso sarebbero state utili". Per capire come siano andate veramente le cose: se come sostengono la testimone, gli operatori sociali del quartiere, la sex worker e la madre, oppure se la violenza non ci sia stata, come invece dicono i poliziotti.